Una delle tradizioni di famiglia sotto le feste è quella dell’”Alieno di Natale”.
Ogni anno la Gentil Genitrice allestisce un presepe minimal, dove la presenza costante – oltre la Sacra Famiglia – è quella di un angioletto realizzato da me nel periodo delle elementari.
Fatto in creta e cotto al forno, l’angioletto ha sancito la fine prematura della mia carriera da scultrice e l’inizio della mia avversione alle decorazioni natalizie.
Brutto, ma così brutto che con gli anni lo storytelling intorno alla sua presenza lo ha trasformato nell’Alieno venuto a rendere omaggio a Gesù Bambino.
Ecco l’ennesimo post nostalgico su #Alitalia.
Per me, quel logo tricolore, così spigoloso e identificativo, ricorda mio padre.
I suoi lunghi viaggi intercontinentali, i suoi rientri nel cuore della notte, Terrazza Roma a Fiumicino (quando ancora si potevano vedere gli aerei decollare), i gadget con il brand che portava da ogni viaggio, il modellino di aereoplano che regalò a mio fratello e di cui ero tanto invidiosa.
Alitalia è stata una parte importante della vita della mia famiglia. Per tantissimi anni.
Quindi un post nostalgico me lo posso anche permettere.
Odio settembre e gennaio.
Sono i mesi che in cui metabolizzo la delusione data dell’estate e delle festività. Quando tutti “devono” divertirsi ed essere felici.
Per me l’anno inizia oggi (e il primo lunedì di febbraio).
Alla vigilia dei 50 anni, la tentazione di tirare le somme su ciò che si è visto e fatto è forte.
Un sguardo indietro, nel passato, per capire se all’avvicinarsi di questo “traguardo” si è soddisfatti o meno di come si è vissuto, di cosa è stato costruito e di come la vita ci ha trasformati.
Dando uno sguardo ancora più lontano nel passato, chi mi conosce bene ha intercettato un mio desiderio, e per il #bastet50 mi ha fatto il regalo più gradito: la stima di etnia di MyHeritage.
È stato emozionante scoprire cose che già sapevo.
Dall’Italia alla Turchia, passando tra Grecia e Sicilia, stretta fra l’Europa e il Nord Africa, con una spruzzata di mediorientale e quel 1,9% nigeriano che si evince dal colore della mia pelle (ironico: sono fototipo 2/3) ;)
Nulla che non sapessi già o di cui non avessi già percezione, ma che mi rende fiera e felice della mia etnia mediterranea.
Con gli anni ho smesso di cercare la tua approvazione, o a chiedermi se saresti stato orgoglioso di me. Ormai so per certo di sì, o almeno so che saresti felice di vedermi come sono ora.
20 anni: sono tanti, una vita, ma sembra ieri che te ne sei andato.
Questa ricorrenza spesso annulla il tempo e mi fa sentire come una bambina fragile, l’eterna adolescente insicura, anche quando agli occhi esterni appaio come una veterana del dolore.
Sei parte di me.
E nonostante tutto non finirò mai di ringraziarti, nel bene e nel male.
I fiori sono sempre gialli e rossi, per il resto penso sia tutto in ordine.
Come sempre ti saluto in Jazz.
Ciao Papà (con la voce che tu sai).
Ho avvertito, chissà perché
che tu m’aspettavi
e son uscita – La notte
improvvisa sbucò la luna
su campi fioriti.
– Yosano Akiko#solocosebelle #poesia #haiku #lunapiena— Valentina Cinelli (@bastet) January 17, 2021
Esco dall’ospedale dov’era ricoverato mio padre con una bottiglia di Ganimede regalata da lui, e accetto di andare a passare il capodanno con gli amici del mio ex (ai quali non stavo simpatica) pur di riconquistarlo in un momento di estrema fragilità.
Classica taverna umida in villetta ai Castelli Romani, un freddo porco, il mio ex che mi ignora, le “amiche” che mi guardano male (ero arrivata a pesare 47 chili, nonostante tutta la tristezza avevo un bel figurino), il cellulare che non prende per fare gli auguri a mio padre allo scoccare della mezzanotte (se ne sarebbe andato di li a poco).
Raccontarlo a 20 anni esatti di distanza è catartico.