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Da sempre mi sento un pesce fuor d’acqua, fin dall’infanzia e superata la soglia dei 50.
Sempre stata quella strana, quella diversa, quella che non riusciva a stare dietro agli altri, che ascoltava musica discutibile, faceva foto “pazze”, che non leggeva gli stessi libri e, oggi, non segue le stesse serie tv mainstream.

In questo periodo di stravolgimenti e rimessa in discussione di un bel po’ di cose, ci sono stati alcuni eventi e letture che mi hanno (nuovamente) aperto gli occhi.
Ho ritrovato l’origine di alcune delle mie molte sfaccettature: da uno dei motivi del mio drastico cambio del 1990 fino alla discussione generata dall’utilizzo di LinkedIn.

È sempre difficile confrontarsi e farsi comprendere in un mondo di storyteller, di esperti in relazioni pubbliche, di account. Un mondo di narrazioni e narratori, dove sono veramente pochi quelli che ascoltano.

Inutile dire che manca l’empatia, la creatività, il riuscire a vedere la realtà sotto molteplici punti di vista, manca la comprensione dell’unicità delle persone e il loro essere sfaccettate.
Tutto si riduce a un fastidioso rumore di fondo, banalità e stereotipi.

E l’errore più grande è sempre stato quello di adeguarsi, di cercare di comunicare utilizzando quello stesso rumore per farsi capire e accettare.

Alla fine, non sono io a essere sbagliata.
È che non aderisco ai vostri standard.
E preferisco così.

 

 

(questo post è un memo per me, che per voi)

Content: RomaCaputDisco, Mad Men, LinkedIn, Volontariato)

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