Less is more (di macchine, traffico e rapporti di coppia)

Sono quasi 6 mesi che ho venduto la mia macchina. In un anno pieno di nuovi obiettivi e trasformazioni ho voluto fare una scelta forte: rinunciare alla mia autonomia.
Ho posseduto un’auto per 20 anni esatti: dalla gloriosa A112, passando per una Ford Fiesta del ’90, barattata per l’iperproteica KA Verde e terminando la triade Ford con una tranquilla Fiesta 1.2 del 2010. Era lo strumento principale della mia emancipazione: potevo andare ovunque, trasportare chiunque e qualsiasi cosa senza dover chiedere nulla a nessuno.

Pensavo che affidarsi alla rete dei trasporti pubblici della Capitale fosse un’esperienza devastante ma altamente formativa, e così è stato. Ma, a parte il nuovo cambio di orari della Linea A, muovermi per Roma con i mezzi pubblici è stato, ed è tutt’ora, liberatorio.

Un’altra faccia della medaglia che non avevo preso in considerazione è stata di aver imparato a chiedere aiuto: un passaggio, un prestito, l’umiltà di scendere dal mio rigido piedistallo di autonomia e apprezzare la condivisione, la cooperazione.

Premetto che non devo recarmi sul posto di lavoro tutte le mattine, quindi parto avvantaggiata, ma il fatto di uscire di casa senza il pensiero del traffico, del parcheggio, delle distanze, degli ingorghi, del Raccordo bloccato, delle consolari su cui devi sempre ricordarti i flussi mattina/sera, mi ha resa una donna più serena. Mi sono liberata di una schiavitù: la schiavitù della gestione di un mezzo ingombrante e dispendioso.

Per questo poco fa mi ha fatto sorridere la metafora utilizzata da un vecchio signore, un personaggio controverso incontrato sui vari social.
Il suo racconto “di vita” fatto paragonando il rapporto di coppia con l’acquisto di un’automobile, con tutte le fasi di scelta (ristretta), vendita e acquisto dell’usato e pentimento, l’ho trovato estremamente calzante.
Mettendo da parte la sua mal celata misoginia e oggettivazione dell’altra metà della coppia, ho ragionato su come la mia scelta di rinunciare all’auto potesse venir interpretata all’interno della sua metafora.

Nel racconto viene affermato che nessuno può rinunciare all’auto (io ci sono riuscita) di conseguenza nessuno può rinunciare a un rapporto di coppia (sono riuscita anche in questo).
Sto parlando della libertà dalle dinamiche culturali che vedono una over 40 già sposata e madre, o una donna “moglie di”, “figlia di”, “compagna di”, della libertà dalla ricerca di parcheggio, dal pieno di benzina, dalle dinamiche di coppia, dall’impiegno di energie e speranze (spesso mal riposte), da una macchina che viene graffiata, che consuma troppo, che pretende troppo, che è impegnativa nella gestione.

Guardare il paesaggio dal finestrino, avere più tempo per sé, leggere, ascoltare musica, vivere e viaggiare senza stress, senza dispendio economico ed emotivo.
Beh, la metafora ci stà tutta.

 

Less is more.
Ludwig Mies van der Rohe

 

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1 Comment
  • kOoLiNuS

    14.04.2015at20:42 Rispondi

    Sei in una posizione invidiabile, perché sei riuscita a fare un passo al lato ed uscire dal ‘binario’ della convenzione sociale.

    La cosa funziona, ti gratifica e stai bene. Sono contento per te. È però possibile sentirsi bene anche restando in quel binario, e spesso non ci soffermiamo a riflettere perché vogliamo cambiare, e cosa effettivamente dobbiamo cambiare per star meglio.

    Molto, troppo, spesso siamo noi stessi il “problema”. No?

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