No photos, please

Spesso vengo ripresa sul fatto che non amo farmi fotografare.
Sulla rete ci sono poche mie foto, e anche il mio avatar “bastet” è essenzialmente un dettaglio della mia mano.

Le spiegazioni sono molte: dalla mia riservatezza, alla cura della mia immagine, dove vorrei che fosse posto in evidenza ciò che faccio (il mio lavoro, le mie opere, le mie attività ) e non che faccia ho.
E in parte già  era stato spiegato qui.

In questi ultimi tempi spesso mi sono state richieste delle foto per compilare delle schede sui collaboratori di alcuni progetti. Ho preso coraggio, ho contattato un mio caro amico, nonché bravissimo fotografo Ernesto Ruscio e mi sono fatta fare il mio primo book fotografico.
Molto semplice in realtà : ancora ringrazio Ernesto per essere riuscito nell’ingrato compito di mettermi a mio agio davanti a un obiettivo ;)

Le foto hanno iniziato a circolare, ricevendo pure consensi (!!!) e scardinando la mia atavica ritrosia.
Ma proprio stamane mi sono ricordata del perché non amavo mostrare il mio volto. Non che io sia di una bellezza sconvolgente, ma ricevere messaggi di gente che vuole conoscerti solo perché ha visto il mio volto (senza sapere chi sono, cosa faccio, e perché sto su un determinato social network) mi ha riportata con i piedi per terra.

Per una donna è complicato muoversi sul lavoro, sui social network o nella vita, esulando dal suo aspetto estetico.
Se sei cozza non vieni calcolata, se sei “decente” per molti uomini sei solo una “preda”, non una persona con cui relazionarsi

Non voglio cadere in retoriche femministe e sessiste, sono a conoscenza che non tutte le persone e non in tutti gli ambienti accade questo: ma la concomitanza con il cambio di foto del profilo su Facebook e la ricezione di messaggi a odor di provola* è stata lampante.

Per cui… ritorno al mio vecchio avatar.
(p.s. #sticazziallowed)

* vedi voce Provolone su Nonciclopedia, l’enciclopedia liberalizzata (ma solo in Olanda)

2 Comments
  • kOoLiNuS

    10.02.2012 at 16:56 Rispondi

    “¦ tristezza, per il concretizzarsi del “tacchino” di turno “¦ ma sei sicura non fosse un generico messaggio di spam e non il tacchinaggio da te descritto ?

    • Antonella

      10.02.2012 at 17:41 Rispondi

      Purtroppo sono veri (e non spam).
      Sia nel mondo reale che in quello virtuale.
      Non è facile il mondo del lavoro per le donne anche per questi motivi.
      Molti omini si permettono (negli ambienti di lavoro) una mancanza di rispetto che in privato non avrebbero..
      E’ spiacevole, anche se si risolve facilmente ….

Post a Comment