La Notte della Rete: partecipazione e riflessioni a margine

Ieri c’è stata La Notte della Rete (per la verità  è stato più un pomeriggio), organizzata a 24 ore dall”approvazione della Delibera dell’Agcom.
E’ stata una bella esperienza, anche se l’ho vissuta da casa davanti al mio monitor, e ho voluto dare il mio piccolo contributo non solo firmando la petizione ma anche ospitando la diretta su Tiragraffi.

Sul palco si sono alternati politici, giornalisti, blogger, e tanta altra gente, tutti a dire la loro su ciò che potrebbe accadere se la delibera passasse, e con un’unica corale richiesta: aggiornare le leggi in merito al diritto d’autore, e non entrare a gamba tesa come uno sceriffo incattivito, sovvertendo l’ordine dello Stato.

Tutto bello, quindi, tutto rose&fiori / peace&love. Assolutamente no.

Fra tutti quegli interventi, veloci, coincisi, essenziali (anzi complimenti per la scelta di concedere SOLO 5 minuti a ogni speaker), si è sentito un vuoto, un silenzio assordante, una mancanza quasi imbarazzante.
Dov’erano tutti i guru del web? Gli esperti di Comunicazione on-line e di Marketing? I Social Media Strategist / Evangelist / (riempire a piacere)? Tutti quelli che hanno scritto un libro o stanno per scriverlo?

In sala non c’erano…
Che stupida, allora erano su Twitter
… neanche.

Silenzio.

Posso capire il silenzio dei giornali e delle TV, in qualche modo coinvolte e che si sentono minacciate dall’avvento del nuovo.
Ma loro, perché non c’erano? Eppure a ogni aperitivo, seminario, conferenza, presentazione, forum, ci sono sempre tutti, tanto che sembra la riunione di vecchi compagni di scuola (con tanto di coltellate appena si voltano le spalle).

Forse ho capito: non si parlava di marketing e non c’era spazio per l’autopromozione.
Non c’era nessun prodotto da lanciare, nessun gadget da prendere, nessun piedistallo dal quale brillare di luce propria, nessuno a cui regalare l’ultimo dattiloscritto in epub.
In poche parole, si era lì per un obiettivo comune, non solo per sé stessi.

E non è la prima volta, dato che quando c’è la necessità  di divulgare grandi eventi (manifestazioni, impegno politico o sociale) nessuno di loro, degli influencer, con più alto numero di followers e quindi con maggiore potere di diffusione, tweetta. Per non sporcare il loro stream o per non esporsi?

@SoniaMDahnhardt: Credo, con una punta forse di presunzione, che si possa capire molto degli utenti di internet da momenti come questi.

Si mia cara, hai proprio ragione.
E che grandissima delusione.

6 Comments
  • Flavia Marzano

    06.07.2011at10:01 Rispondi

    Concordo in pieno, è stata anche la mia impressione che non tutti i “guru” siano davvero partecipativi!

  • Monikka

    06.07.2011at10:18 Rispondi

    Già …popolo di opportunisti, o di pavidi, o di menefreghisti totali…popolo di piagnoni, quando il danno è fatto, è sempre colpa di qualcun altro! E’ vero che la TV non ha dato voce nei giorni scorsi all’iniziativa, ma è anche vero che le occasioni in rete per leggere quanto sparato dai soliti “paladini” e “paladine” (forse più queste che gli altri)non sono certo mancate. Io stessa ho fatto nottate per postare la news ovunque, nella quasi totale indifferenza. Hai ragione, non era certo un momento per autopromuoversi. Ricordiamecelo, di quei cagherini illustri che si riempiono la bocca di web 2.0 con appelli da guru autoproclamati, a cui della rete piacciono solo i polli ignoranti da spennare.

  • Benedetto Motisi

    06.07.2011at10:49 Rispondi

    Al di là  del curare il proprio orticello (pure io, nonostante stessi a Roma e sono iscritto ad Agorà  Digitale, mi sono limitato a seguire l’evento in streaming, mea laboriosa culpa), c’è una disaffezione assordante rispetto alla politica.
    Anche quando si cerca di fare qualcosa di bello e partecipativo, c’è proprio uno “stacco” netto, non solo per motivi opportunistici ma proprio di mentalità .
    “Ok, è politica? Allora merda. Se poi va male, vado all’estero, fosse per me in Italia giusto i celerini dovrebbero essere pubblici” (citando un mio ex collega).
    La frattura più grande è questa, non fra Nord e Sud o che altro: ma fra pubblico (politica) e privato, una parte che si è ormai sputtanata e l’altra che ci vuole stare anni luce lontana.
    Tranne quando c’ha da guadagnarci, of course, siamo italiani.

  • Enrico Bisetto

    06.07.2011at11:32 Rispondi

    L’autoreferenzialità  rimane uno dei più grandi problemi degli “operatori della rete” del nostro paese… se poi ci aggiungiamo un connaturato asservimento utilitaristico al potere abbiamo la spiegazione… vorrei tanto non fosse così, ma purtroppo il pavido culto del proprio orticello che affligge la mentalità  individualista italiota non risparmia nemmeno le “illuminate” menti del web.

  • kOoLiNuS

    06.07.2011at12:21 Rispondi

    Uhm … analisi corretta, e scoramento più che giustificato.
    A cui, però, aggiungerei “il carico”, come si dice giocando a carte.

    Come un il mio amico Antonino sostiene da anni una notevole parte della ‘comunità  informatica’ si disinteressa del tutto degli aspetti legali della loro professione e tout-court, arrivando poi a scontrarvici nel momento in cui qualcuno ‘li frega’ o li imbriglia in un contratto.

    Intervenire su un argomento così serio, richiedeva come minimo di serietà  l’essersi letto la norma proposta, le eventuali controproposte, informarsi su quel che accade nel resto del mondo o, almeno nella EU … insomma un po’ di lavoro AL DI FUORI del proprio orto.

    Senza contare, poi, il ‘pericolo’ di esporsi politicamente contro una fazione politica, un gruppo di aziende, un futuro sponsor. E mi pare tu condivida (assieme a me ed a pochi altri) l’opinione che esporsi è poco italiano…

  • SoniaMDahnhardt

    06.07.2011at17:46 Rispondi

    Come ho già  scritto su G+, Enrico ha dipinto, con poche ma decise pennellate, il quadro della situazione!
    Sull’illuminazione artificiale di quelle menti non mi ripeto ma coloro intorno ai quali si sentono olezzi di auto-proclamazione ed acclamazione acritica sono per me l’equivalente dei “professionali” venditori di pentole alle fiere di paese.
    Non brillano certo di luce propria in virtù del blasone ormai inflazionato di guru del web.
    Non posso che condividere pienamente la tua delusione ed indignazione.

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