Dalla casa alla nazione

Si avvicinano le elezioni del 24 febbraio 2008 e nelle strade della mia città sono in pochi a chiedersi chi sarà il nostro prossimo presidente. Ciò nonostante, compio l’inutile esercizio di annotare come vorrei che fosse la persona che andrà a rappresentarci:

1. Non voglio un militare alla guida del Paese (ormai lo sapete che sono allergica al verde olivo), preferisco i civili che non parlano di cannoni, ma conoscono ansie e difficoltà quotidiane.

2. Non desidero un altro leader «carismatico» (serve solo come soggetto fotogenico o per trasformarsi in idolo), ma un umile amministratore che custodisca le risorse del Paese e sappia mettersi al nostro servizio, senza volerci guidare per forza.

3. Mi piacerebbe una persona che alla fine del suo mandato cedesse il posto al nuovo eletto, o che noi stessi potessimo esautorarlo nel caso in cui cessasse di essere rappresentativo.

4. Sogno (e qui viene fuori il mio femminismo) una pratica donna di casa, che dai piani alti si preoccupi di ciò che mettiamo nei nostri tegami e che si dedichi a riconciliare i suoi «figli litigiosi».

5. Spero di non dover mettere in conto un altro forbito oratore, preferirei una rara specie di politico che sappia ascoltare.

6. Mi auguro che non venga eletto un padre – onnipresente e onnipotente – ma soltanto un presidente, del quale possa, liberamente, lamentarmi in pubblico.

Yoani Sanchez, “Cuba Libre. Vivere e scrivere all’Avana”
http://www.desdecuba.com/generaciony/

No Comments

Post a Comment