L’hide condiviso e la lamentela 2.0

L’avvento di tutti questi blog, dei social network, degli aggregatori, sta caratterizzando la rete con un overload di informazioni incredibile.
Ovunque ti giri trovi stream di status che si aggiornano in tempo reale, widget con gli ultimi tweet, o con le ultime aggiunte su delicious.com o dell’ultimo feed rss apprezzato su Google reader. Per non parlare dei quiz, i gruppi inutili e i giochini tipo Farmville che infestano il più noto fra tutti i social network, Facebook.

Avendo già  parlato dell’incontinenza comunicativa degli utenti e della loro incapacità  di capire quali informazioni rendere pubbliche o meno, è naturale che la rete si stia riempiendo di informazioni potenzialmente inutili e superficiali.

hide

Avvertendo la necessità  di filtrare tutte queste informazioni, per far emergere la mucchio ciò di cui si ha bisogno o che si intende seguire, e cercando di farlo in maniera diplomatica (quindi evitando di cancellare contatti/amici e creare dissapori), è stata introdotto, fra gli altri strumenti, anche la funzione HIDE.

C’è qualcosa che non piace? – hide
C’è qualcosa che urta la sensibilità ? – hide
C’è qualcosa per cui non si prova interesse? – hide
C’è qualcosa che annoia? – hide
C’è qualcosa di ridondante? – hide

Detto così sembra facile e risolutivo.
E invece gli sviluppatori non hanno tenuto conto di una nuova tendenza, nata spontaneamente dall’introduzione dell’hide: l’hide condiviso.

L’hide condiviso si manifesta con un attacco verbale verso l’argomento non gradito e l’enunciazione dell’attivazione della suddetta funzione, con conseguente applauso virtuale di tutti quelli che la pensano allo stesso modo.

Probabilmente l’esigenza è scaturita dall’assenza della funzione “dis-like”, “non mi piace” in contrapposizione al “like” di gradimento. Ma quello che mi chiedo è perché aggiungere altre informazioni inutili e polemiche a uno stream già  colmo, perché dover dire apertamente che quella informazione è soggetta a essere eliminata dalla vista, da parte dell’utente/soggetto?
Farlo e basta non è abbastanza social?

Ogni volta che una persona cambia canale televisivo perché non gradisce quella trasmissione, chiama tutti i suoi amici per dirlo?

Quando in auto cambia sintonia alla radio perché l’ultimo hit l’ha stufato, tira fuori la testa dal finestrino per dirlo a tutti?

Ogni volta che vede un bambino denutrito in strada a chiedere l’elemosina, e gira lo sguardo dall’altra parte, lo urla a tutti i passanti?

Non riesco a capire se sia una tendenza prettamente italica, oppure diffusa anche verso gli altri paesi.
Purtroppo a me ricorda molto lo sport nazionale del bel paese, la lamentela, però trasportata e rivisitata con i nuovi strumenti che la comunicazione 2.0 mette a disposizione: LA LAMENTELA 2.0, appunto.

edit ~ Ma se uno inizia a parlare di un argomento di cui non vuole più sentir parlare, non si contraddice? Non alimenta ulteriormente l’attenzione intorno?
Se invece lamentarsi del fastidio ricevuto, tirasse fuori valide motivazioni per il non gradimento, non si trasformerebbe in una critica costruttiva?

Quando siamo privi di contenuti iniziamo a lamentarci dell’inutilità  di quelli altrui.

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