La tua risata

Si dice che quando ti viene amputato un arto, si riesca ancora a percepire sensazioni, prurito e dolore.

Io stasera riesco a sentire ancora la tua risata.

Addio amichetta mia.
Fate buon viaggio, tu e Dario. Non vi dimenticherò mai.

se esisti, dio, me ne dovrai veramente tante di spiegazioni… ma veramente tante…

Paola

4 Comments
  • bastet

    03.08.2009 at 18:39 Rispondi

    in questi giorni ho imparato una cosa.
    che la vita è troppo breve e ogni singolo istante è importante.

    e il nascondersi dietro paure, dubbi è solo uno stupido modo per perdere istanti preziosi, che non torneranno mai più… un treno che non sai se mai ripasserà  e se sarai lì per prenderlo.

    per questo voglio godere delle belle persone che ho incontrato, per questo non voglio perdere tempo a dire quanto le amo.

    per questo lascio la porta aperta.
    non voglio rimanere con nessun rimpianto…

  • markingegno

    06.08.2009 at 20:28 Rispondi

    triste.

  • Maurizio Fabbri

    08.08.2009 at 17:48 Rispondi

    Hai davvero ragione Valentina. La risata di Paola non era una risata qualsiasi. Riempiva lo spazio di armonia, allegria e felicità . La continueremo a sentire sempre nell’eco del ricordo che porteremo nel cuore.

  • bastet

    22.08.2009 at 00:54 Rispondi

    Discorso di Marco Zadra fatto in chiesa il giorno del funerale.

    Oggi è un giorno molto molto triste e vorrei come tutti voi potermi svegliare allà’improvviso e pensare che si sia trattato solo di un brutto sogno. E invece mi trovo in una chiesa piena di amici a dover commemorare due care persone con le quali ho condiviso la passione per il teatro.
    Sono distrutto, quello che è successo va oltre ogni umana comprensione, provo un senso di rabbia di impotenza di fronte ad una cosa impossibile da accettare.
    Non ho più voglia di fare nulla eppure so che Dario e Paola non sarebbero contenti di vedermi così.
    Il loro desiderio è che la vita vada avanti come prima e meglio di prima.. Questo è là’augurio che mi avevano fatto pochi giorni fa quando ci siamo visti a cena. Era un modo per salutarci prima delle vacanze dopo aver condiviso le fatiche di unà’intera stagione teatrale ed era anche un modo per ringraziarli per quanto avevano fatto per me.
    Paola muovendosi dietro le quinte con discrezione e sensibilità  e Dario con le sue mani grandi che sprigionavano amicizia ed amore. Semplicemente Paola e Dario, una cosa sola. Vi voglio ringraziare per le belle cose che mi avete dato. Ringrazio Paola per la sua sensibilità  e la sua capacità  di comprendere i desideri delle persone e saperli realizzare con affetto. Partecipava ad ogni evento con grande umiltà , quasi non la vedevi, e solo dopo ti accorgevi di quanto lei fosse presente nelle cose. Lasciava sempre un segno profondo senza farsi notare.
    Allo stesso modo sosteneva Dario e lo seguiva passo dopo passo nella sua carriera artistica.
    Il suo Dario che le faceva trovare in teatro una rosa sulla poltrona dove lei si sarebbe seduta per applaudirlo. Un uomo con la purezza e là’innocenza di un bambino che aveva ricevuto un grande dono quello di fare sorridere e trasmettere gioia. Un clown con una valigia gigantesca dalla quale come per magia uscivano sentimenti infiniti.
    Eà’ stato un compagno validissimo e fedele. La fedeltà  di Dario è stata la cosa che mi ha spinto a volerlo sempre con me in ogni esperienza di lavoro, da quelle più difficili, mi aiutava con i bambini balbuzienti, a quelle più recenti con il gruppo adolescenti del Teatro 7 insieme ai miei figli fino alle esperienze di palco come attore professionista.. Per lui non cà’era differenza, affrontava ogni impegno con lo stesso entusiasmo e se cà’è una frase che più lo rappresenta è: à“ A Maà’ ma che te serve una mano?à” Grazie al teatro è nata una forte amicizia e complicità . Il nostro desiderio era quello di far ridere il pubblico e non solo. E allora organizzavamo scherzi da fare in scena.
    Dario mi chiedeva il permesso di poter fare delle incursioni sempre molto surreali; adoravo
    Dario con i suoi costumi stravaganti, i suoi animaletti di spugna come il granchio gigante con il quale tendeva agguati ai ragazzi della compagnia.
    E come dimenticare i mille personaggi che sono nati grazie alla sua grande fantasia di clown a volte gioioso a volte malinconico.
    Abbiamo fatto tanta strada, e quando ci siamo visti per là’ultima volta gli ho fato avere le foto degli ultimi spettacoli che avevamo fato insieme. Cà’erano quelle del teatro Ghione dove ancora una volta non mi aveva fatto mancare il suo apporto e quelle del saggio del gruppo adolescenti.
    Le prime lo ritraevano in alcuni momenti dello spettacolo in cui era vestito da sposo, da cowboy, da bambino ed aveva sorriso ricordandomi quanto per lui fosse stata bella quellà’esperienza.
    Le seconde lo vedevano al momento dei saluti di fine spettacolo sommerso dallà’ abbraccio del gruppo dei ragazzi adolescenti, tutti intorno a lui con gli occhi che sprizzavano gioia. Dario mi guarda e mi fa:à”Queste sono le cose: il sorriso dei ragazzi e così abbiamo compiuto la nostra missioneà”.
    Le foto del Ghione le metterò nel mio album dei ricordi, questa con i ragazzi del corso invece me la voglio incorniciare e la appendo nella mia camera.
    Ho conosciuto Dario e Paola due anni fa. Dario era un allievo del corso di teatro. Forse il nostro sarebbe stato un rapporto puramente professionale. Poco prima di Natale invitai gli allievi del corso a fare una piccola apparizione nel mio spettacolo di gennaio tanto per prendere confidenza con il palco ed avere un primo contatto con il pubblico. Naturalmente la cosa era facoltativa ma là’unico ad avere aderito a quellà’invito è stato Dario. Doveva essere là’esperienza di una sera e invece Dario è rimasto con me fino allà’ultima replica continuando a rallegrarci con la sua presenza anche negli spettacoli che sono venuti dopo. E Dario ci sarà  anche in quelli futuri, ci sarà  sempre insieme a Paola saranno con noi in camerino, sul palco, in mezzo al pubblico perché i germogli del bene che loro hanno seminato sono destinati a durare per sempre e mai potranno essere dimenticati.
    Vi vogliamo bene, ciao ragazzi.

    Marco Zadra

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