Non ho voglia di parlare

Se i gatti potessero parlare, non lo farebbero.

Nan Porter
// re-post 31.10.2007 @ 16.33

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Anche se mi sento mezza-gatta, ho la capacità  di parlare, ma oggi non me la sento di farlo.

Troppa amarezza per quello che sta accadento di Italia ora, e a una povera ragazza.
Mi sento calpestata, mi sento un’estranea in casa mia: lo Stato non mi rappresenta più (se mai l’ha fatto in questi ultimi decenni), e non sento più di vivere in Italia, ma in Vaticalia…

Democrazia e laicità  sono diventate ormai parole vuote, senza senso, e un forte senso di nausea mi ha preso lo stomaco da ieri pomeriggio.
Preferisco stare zitta, per non aumentare questo senso di disgusto e per non risultare ridondante, ma mi unisco al coro di tutta una nazione indignata e preoccupata per quello che sta accadendo.

Colonna sonora: “Povera patria” di Franco Battiato

the [k] cat

1 Comment
  • bastet

    08.02.2009at17:22 Rispondi

    amo chi trova le parole per me…

    Ho cercato le parole per due giorni, e non mi venivano. Neppure, cosa che può parere strana, gli insulti. Leggevo, rileggevo, e il cervello rimaneva vuoto, ciò che era stato detto ci rimbombava dentro, come in una caverna: il suono sbatteva contro le pareti, si moltiplicava, faceva eco, ma non otteneva risposta.

    Ho spesso sottolineato dalle pagine di questo blog (e nella vita reale, quando parlo con amici, conoscenti, praticamente con chiunque incrocio quando mi incazzo per una delle continue sparate del nostro Premier) che ciò che più è offensivo nelle parole di Berlusconi non sono le parole in sé, quasi sempre infelici e gratuitamente offensive, ma la mentalità  che traspare dietro a quelle che lui crede innocenti sparate, rilievi su fatti che ritiene acclarati, persino spiritosaggini. Berlusconi non è agghiacciante come politico, è agghiacciante come essere umano: è la banalità  del Male. Dice, convinto di ribadire ovvi luoghi comuni risaputi ed accettati da chiunque, cose non solamente offensive, ma pericolose, letali.

    Eluana potrebbe concepire un figlio, dice. Al di là  dellà’orrore che la dichiarazione di per sé suscita – Eluana non potrebbe mai dare là’assenso ad un rapporto sessuale, ne consegue che, se concepisse, il concepimento potrebbe solo avvenire per mezzo di una violenza sessuale, quindi un ennesimo abuso sul suo corpo!- fa ribrezzo la mentalità  che ispira una frase del genere. Come se là’unica funzione del corpo di una donna, come se là’unica cosa che qualifica una donna come essere umano fosse, appunto, la sua capacità  di essere una incubatrice: il forno è un forno se ci puoi fare là’arrosto. Finché ce la fai ad essere quello, sei viva e devi restarlo. Sei una macchina da procreazione, e, come macchina, puoi anche non avere più coscienza, più capacità  di autodeterminarti, più riflessi, più pensiero, più niente, ma devi restare a disposizione. Tu, come donna, non sei mai tua. Il tuo corpo non ti appartiene: appartiene alla società  che deve riprodursi per tuo tramite. Quello che vuoi, quello che eventualmente sei, non conta: se anche perdi la coscienza, se sei ridotta ad uno stato vegetale, che importa? Sà’è mai sentito di una scatola che possieda là’autodeterminazione?

    Il corpo delle donne può essere frugato, dissezionato come su un tavolo di autopsia, senza pudore. Berlusconi ci informa, infatti: Eluana ha il ciclo. Se ha il ciclo è ancora una donna a tutti gli effetti, perché il cervello può anche non avere più le sue funzioni, ma le ovaie, grazie a Dio, sono intatte! Questo siamo noi donne, per uomini di tal fatta: un apparato riproduttivo. Finché quello regge, la nostra esistenza ha un senso, uno scopo.
    Mi scusi, Signor Berlusconi: se Eluana entrasse in menopausa, potremmo staccarlo, finalmente, quel maledetto sondino?

    Il nuovo mondo di Galatea

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