Intervista su Rosa Stanton / Fotografia

Rosa Stanton è una community al femminile dove scambiare informazioni e progetti.
Nasce da un’idea di Patrizia Finucci Gallo (della scuola di scrittura Harriette Stanton Blatch) ed è dedicata a tutte le donne che hanno progetti da realizzare o notizie da diffondere.

Grazie a Katia Ceccarelli è stata pubblicata un’intervista a Valentina Cinelli per la sezione Creatina pur femme

 


 

giovedì 17 aprile 2008

Valentina Cinelli usa la fotografia per il suo lavoro ma anche come strumento di comunicazione.
E’ una giovane creativa romana che sperimenta molto e si relaziona con la città e col mondo – urbi et orbi – usando abilmente gli strumenti del WEB e del networking (https://www.bastet.it/blog/).
A dimostrazione di come i blog possano essere un terreno di coltura fertile per aggregare persone con interessi in comune, l’iniziativa di Valentina sampietrino.it è un esempio di come si possa fare qualcosa di utile e creativo allo stesso tempo.

Cominciamo con una domanda che è un po’ lo spettro di quelli della nostra generazione: Valentina, che lavoro fai?
Hai detto bene, questa domanda è un vero e proprio spettro! Ufficialmente sono un Art Director: dal ’92 ho lavorato presso diverse agenzie di comunicazione a Roma fino a quando, tre anni fa, ho deciso di mettermi in proprio. Da quel momento mi sono occupata di comunicazione quasi a 360°, passando dalla grafica alla fotografia, dal web all’organizzazione di mostre ed eventi. Quindi ora mi è difficile dire esattamente che lavoro faccio, diciamo che mi occupo di comunicazione visiva…

Parlaci del tuo rapporto con la fotografia
La fotografia ce l’ho nel sangue da quando sono bambina, ma solo pochi anni fa ho iniziato a dedicarle molto più tempo.
La fotografia ha una doppia, anzi tripla valenza, per me: è una naturale evoluzione del mio lavoro, occupandomi di comunicazione non potevo non esplorare anche questo mezzo di espressione; è uno strumento per poter esprimere la mia creatività senza vincoli, soprattutto quando non è soggetta a “commesse”; è una sorta di terapia, che mi aiuta a conoscermi meglio, infatti il mio lavoro fotografico è fortemente legato al mio stato emotivo e riguardare i miei scatti è come vedermi riflessa allo specchio.

Sei una che sperimenta strumenti diversi nel suo lavoro?
Si tantissimo. Sono curiosissima di natura e non mi sto mai ferma.
Studio tutte le nuove tendenze e tutto ciò che stuzzica la mia curiosità, sia come sperimentazione grafica, con nuovi software (sono una geek) sia attraverso esperimenti fotografici utilizzando tecniche antiche. Il mio mantra è: “why not?”

Nel 2006 una tua foto è stata scelta per la copertina delle Pagine bianche – edizione Lazio, che effetto ti ha fatto entrare nelle case di tutti i tuoi concittadini?
Beh, è inutile dire che ero euforica ai massimi livelli.
E pensare che è nato tutto dal caso: un effetto sulla pellicola uscito per caso, il negativo ritrovato per caso, l’invio dell’immagine per partecipare l’ultimo giorno utile, nell’ultimo anno utile (dato che sono ormai over 35). Quando mi chiamarono per dare la notizia pensavo ad uno scherzo.
Diciamo che è stata una bella soddisfazione, anche perché è stata premiata la “sperimentazione”, come dicevamo prima.

Sei di Roma, che rapporto hai con la tua città?
Io amo la mia città profondamente. Ho avuto un padre romano “da sette generazioni” (come si usa dire) il quale mi ha insegnato a vedere la città sotto molteplici aspetti e sfaccettature. Roma non è solo una capitale, non c’è solo il traffico ma è una stratificazione di realtà sempre diverse, di convivenza fra tradizione popolare, cultura, evoluzione e multietnicità. Amo questo “mix improbabile”, anche se non nascondo che la preferisco nel cuore della notte o in piena estate, quando la presenza umana è rarefatta e sembra che le voci del passato possano finalmente uscir fuori e respirare.

Raccontaci un po’ della questione dei sanpietrini…
La storia è lunga e, più o meno, è la prosecuzione di quello che ho raccontato prima.
Il mio interesse per i sampietrini è nato fra gioco e passione: nel 2005, lessi un articolo che parlava dell’estinzione del mestiere di “selciarolo” e scrissi un post sul mio blog personale con il mio pensiero. Molte persone lo commentarono, mostrando un profondo interesse alla questione: una parte di Roma che era destinata a scomparire per sempre e ciò li rattristava quanto me.
Da qui nacque l’idea di creare un sito tematico che raccogliesse testimonianze visive dei sampietrini, prima della loro definitiva scomparsa. Forte della mia precedente esperienza su siti “photo-collector” (cafexperiment.com/), la sera della notte bianca romana del 2005, esattamente il 17 settembre, misi on line sampietrino.it/.
Il successo fu immediato: iniziarono a scrivermi in tanti, sia pro che contro i sampietrini. Mi mandarono foto, curiosità, poesie, articoli di giornale e così il sito crebbe e diventò il punto d’incontro fra tutti coloro che si interessano alla questione dei sampietrini e la fonte principale di informazioni e rassegna stampa. E’ inutile dire che io sono contro la rimozione dei sampietrini, ho avuto la fortuna e il privilegio di conoscere e parlare con tantissimi addetti ai lavori che mi hanno aperto gli occhi su tanti aspetti, i quali purtroppo vengono tenuti nascosti. Per questo, insieme all’Arc. Alfredo Donati (Agenzia per la Città) siamo riusciti a organizzare un convegno/mostra di fotografia per cercare di sensibilizzare l’opinione pubblica. L’evento polemico/culturale fu un successo. Peccato che gli interessi economici dietro siano troppo forti, e il nostro sforzo sia stato vanificato da tanti fattori.
Ma non voglio parlare di questa battaglia qui anche perché il sito cerca sempre di essere al di sopra della polemica, e delle strumentalizzazioni politiche. E’ un posto “romantico” per chi ama la città, come me appunto.

A Milano diversi artisti cercano di opporre resistenza con progetti ed eventi alla riqualificazione/cementificazione del quartiere Isola. Secondo te vale la pena darsi tanto da fare?
Secondo me si… perché stare in silenzio?
Preferisco le persone che hanno qualcosa da dire e lo fanno con gli strumenti a loro più congeniali, che chi invece tace e si lamenta e non conclude niente. Anche se non si ottiene il risultato sperato, almeno ci si è divertiti e ci si è fatti sentire.

Preferisci lavorare da sola o ti trovi a tuo agio anche nelle collaborazioni?
Solitamente lavoro da sola, ma non disdegno anche collaborare con altri professionisti. Purtroppo sono diventata molto selettiva e se la collaborazione non ingrana subito preferisco riprendere a correre in solitaria.

Per concludere: secondo te oggi come oggi “che se deve fa pe’ risultà”? [trad: per farsi notare, emergere]
Muoversi. Se stai fermo nessuno ti nota, se ti muovi, fai cose, vedi gente (cit.) prima o poi qualcuno ti vede ;)

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