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l’esercizio della solitudine

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Nei giorni scorsi ho avuto la fortuna di visitare la mostra dedicata a Fabrizio De André alla Rotonda di via Besana a Milano.

Questa sua citazione sulla vita mi ha colpita al centro del cuore.
Vorrei dedicarla, vorrei dedicarmela.

La vita, più che una corsa verso la morte, è una disperata fuga dalla nascita.
Quando veniamo al mondo affrontiamo una sofferenza e un disagio che ci portiamo avanti tutta la vita, quelli di un passaggio traumatico da una situazione conosciuta all’ignoto.
Questo è il primo grande disagio.

Il secondo, non meno traumatico, è quando ci rendiamo conto che dovremo morire.
L’uomo diventa grande diventa spirituale o altro, quando riesce a superare questi disagi senza ignorarli.

Ora, se a essi si aggiunge anche l’esercizio della solitudine, ecco che allora forse a differenza di altri che vivono protetti dal branco, alla fine della tua vita riesci a consegnare alla morte una “Goccia di Splendore”.

Se ti opponi, se ti rifiuti di attraversare e superare questi disagi, per sopravvivere ti organizzi affinchè siano altri a occuparsene e deleghi. Questa rinuncia ti togli dignita, ti toglie la vita.

Credo che l’uomo per salvarsi debba sperimentare l’angoscia della solitudine e dell’emarginazione.
La solitudine, come scelta o come costrizione, è un aiuto; ti obbliga a crescere.
Questa è la salvezza.

~ Fabrizio De Andrè

biglia d'acqua

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Non scrivo più molto sul blog, perché non ho molto da raccontare. O almeno non ho nulla, che non sia estremamente privato, da raccontare.

Questo strano perido non accenna a finire.
Più sono ottimista e aperta alle novità, più ricevo porte in faccia e delusioni.
Oppure decido io (come sempre) di interrompere situazioni nelle quali sono solo io a perderci. Anzi, sono quasi sempre io che agisco, che mi muovo: mi sto convincendo di essere io l’artefice – masochista – di tutte le mie “disavventure” recenti.

Ci piace credere che teniamo sotto controllo gli avvenimenti della nostra vita. Spesso ci prendiamo in giro da soli pensando di essere veramente noi a comandare. Ogni tanto però accade qualcosa che ci ricorda che il mondo segue le sue regole, non le nostre, e che stiamo qui solo di passaggio.

Taken – Episodio 3, Grandi speranze (wikiquote.org)

[ via Candy in progress ]

Stamane però ho letto questo post, e mi è venuto in mente un piccolo episodio che mi è accaduto ieri.

Ero in piscina a nuotare, a sfruttare la mia razione settimanale di sforzo fisico, sfogo, liquido amniotico e tentativo vano di annegare i pensieri. Trovo estremamente rilassante ascoltare il respiro, il battere del cuore, il suono dell’acqua a ogni immersione… e lasciare che tutti i pensieri e i dolori di disciolgano nell’acqua.

Mentre ero assorta nella contemplazione della ritmica perfetta del corpo umano, mi sono messa a osservare le bolle d’aria che rilasciavo. Sferette molli e schiacciate, cristalline, turchesi come le mattonelline del fondo vasca, con mille riflessi di luce.
Pensavo a quanto le sfere di vetro riescano a somigliare all’acqua, a replicarne tutti quei dettagli nei quali mi soffermavo in quell’istante. Liquido e solido di due elementi diversi che riescono a somigliarsi in maniera così sorprendente.

E cercavo di ricordare dove avessi riposto alcune biglie azzurre, di quelle dell’Ikea, usate per decorare casa, per replicare la sensazione avuta in piscina anche “all’asciutto”.

Esco dal centro sportivo, e in mezzo all’asfalto del parcheggio, in mezzo al nulla, sotto il sole del primo pomeriggio, trovo “lei”.

biglia d'acqua

Non vi nascondo che ho avuto un momento di turbamento.

Ok, ok…è una coincidenza… oppure ho richiamato io quella biglia con il pensiero… oppure è un segnale… oppure non è niente…
Non lo so.

Ogni tanto però accade qualcosa che ci ricorda che il mondo segue le sue regole.

Forse l’unica cosa che ho imparato da questo piccolo, e per molti insignificante episodio, è che la vita è una fonte continua di sorprese.

E che non devo smettere di guardarmi intorno con gli stessi occhi spalancati e curiosi che avevo da bambina.

… e cogliere il gioco…

… ovunque esso sia…

ancora sull'indifferenza…

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Invece di scrivere della serata “tacco 12″ dalla quale provengo, del mio digiuno di 24 ore per entrare nel vestito preferito (e poi uscire con un altro addosso), di quanto è stato bello mettersi “in tiro” dopo tanto tempo… ecco, invece di parlare della leggerezza dell’estate, mi ritrovo a scrivere di quanto fa male vedere certe cose…

Esco da una serata hollywoodiana, e attraversando una stradina senza uscita e vedo una donna buttata a terra con un uomo sopra che la prendeva a pugni sul viso. Vedo la gente che passava indifferente, o che accellerava il passo.

Io, con il mio “tacco 8″, la borsetta, la borsa delle macchine fotografice e il cellulare all’orecchio che mi fermo, attonita, incredula… ghiaccio nelle vene…
“Sta riaccadendo!” – penso in un lampo – “… e non posso far finta di niente…”

Accanto a me un ragazzo: la stessa scena l’ha vista dalla macchina, ed è sceso al volo. Ci guardiamo negli occhi, e lui veloce compone il numero dei Carabinieri. Nel frattempo le acque si calmano, e io parlo con la donna, cercando di capire se sta bene, che cosa sia successo. Lei è aggressiva e lamentosa, non si capisce quanto sia vittima e quanto carnefice.

Arriva la pattuglia dei Carabinieri, poco dopo altre due della Polizia (troppa grazia: l’altra volta per farli intervenire mi ci sono dovuta buttare sotto la loro macchina…). Spieghiamo la situazione, lasciamo gli estremi dei documenti e un cellulare. Ci guardiamo negli occhi, ci salutiamo, e lasciamo quella coppia in balia del destino (e delle forze dell’ordine).

No, non mi sento bene; non mi sento a posto con la coscienza.
Mi fa troppo male aver visto nuovamente quanto siamo diventati un popolo di indifferenti…

parte integrante

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Oggi ho rivisto molti miei ex colleghi, purtroppo a causa di un triste evento.

E’ incredibile quanto, persone tanto diverse da te, che non vedi da anni, ma con le quali hai convissuto lunghi periodi composti da 8 (e più) ore giornaliere, sogni, progetti, scazzi, discussioni, siano diventate parte integrante della tua vita.

Una famiglia allargata, che ti spiazza per la profondità di sentimenti ed emozioni che riesce a suscitare.

Già mi mancano…

senza titolo

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Il buio intorno a te. Così denso e avvolgente da impedire al più piccolo bagliore luce di arrivare alla tua vista.
Dove ti trovi, che luogo è mai questo, se c’è qualcuno accanto a te.
Non sai darti una risposta, e continui ad indagare quel pesante liquido nero.
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tutto in una notte

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Valentina Cinelli - Trastevere

Sottotitolo: l’indifferenza e il coraggio di guardarsi allo specchio la mattina dopo.

Inizio questo racconto con delle ovvietà, parlando di quanto è grande Roma, di quanto è complessa come città, di quanti strati sociali, culturali, emozionali esistono e coesistono, e di quante cose noi non ci rendiamo neanche conto.

La chiusura “stagna” dei vari strati, l’uno con l’altro, è sempre stata nota: soprattutto per gli strati più alti, più omologati, questa chiusura viene spesso riassunta sotto la parola “indifferenza“.

Giovedì notte, su via del Quadraro, ho schivato per un pelo una donna, scalza, che camminava a stento Read more →

respiri..

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city night

Horizon 202

La vita non si misura con la quantità di respiri, ma con i momenti che te l’hanno tolti.