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In vino veritas

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in vino veritas ~ valentina cinelli

Stasera ho finalmente capito perché, in questi ultimi anni, ho maturato una vera e propria passione per il vino. Mentre degustavo un dolcetto, con i suoi tannini morbidi e vellutati, ho capito come l’approccio al vino ricalchi, in qualche modo, il percorso della seduzione.

La degustazione di un vino si sviluppa in tre fasi: visiva, olfattiva e gustativa. E in un certo qual modo sono tre fasi di “avvicinamento” che possono essere perfettamente riportate al gioco fra i sessi, il magico gioco del corteggiamento.

Nell’analisi visiva, si guarda il colore del vino, la sua limpidezza, la consistenza; come nelle persone, come in un uomo o in una donna, si guarda la vivacità, i riflessi dei capelli, la brillantezza degli occhi, la morbidezza della pelle, la forza e l’eleganza delle mani.
Ed è da questa prima analisi che decideremo se continuare o no la nostra degustazione/seduzione.

Nell’analisi olfattiva si cerca l’intensità, la persistenza, le fragranze: così quando abbiamo il privilegio di avvicinarci all’oggetto del nostro desiderio, più o meno consciamente ne percepiamo l’aroma, gli odori, con pazienza scavalchiamo i profumi chimici per arrivare al bouquet unico e fragrante di quella persona… e ci lasciamo rapire, avvolgere da lei.
Potremmo stare ore ad annusare i suoi capelli, l’incavo del collo, il torace (o i seni), immaginando e bramando ben più intimi umori…

L’analisi gustativa è il compimento dell’impresa.
Anche se non sempre è un successo e si dimostra in equilibrio e armonia con le due analisi precedenti.
La bocca si riempie di un’esplosione di sensazioni. Caldo sulla lingua e lungo la gola, mentre l’alcol entra lentamente in circolo. Abbandonati a questi sapori dolci, secchi, freschi, ruvidi, morbidi, sapidi, veniamo travolti da un’onda calda di sensazioni, che ci storidisce, e ci porta su bel altri piani…

Un bicchiere di vino è come un uomo (o una bella donna) di cui godere con tutti i sensi, da imparare con sapienza come avvicinarlo, come conservarlo e come servirlo per enfatizzarne le qualità, finché non si diventa succubi di lui e dell’emozione che, grato, ci regala.

mani ~ valentina cinelli

la regola dei cessi (reprise)

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foto: valentina cinelli ~ via flickr

A grande richiesta, ripropongo qui un’altra delle Teorie di Bastet, il mio cavallo di battaglia, nota anche come La regola dei cessi!
(che non c’entra nulla con la vignetta del post precedente…)

Gli uomini (ma anche le donne) sono come i cessi:

- quando li cerchi, non li trovi;

- quando li trovi, sono occupati;

- se sono liberi, sono in condizioni indecenti.

A voi le riflessioni ;)

punti di vista

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www.palmiro.it

I grandi quesiti della vita… :)

[ via Palmiro di Sauro Ciantini ]

masochismo femminile #3

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Singloids dei Persichetti Bros

Questa vignetta non ha bisogno di commenti, vero?
Diventiamo sempre più brave a farci del male ;)

[ via Singloids dei Persichetti Bros ]

Femminicidio culturale

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Leggo, condivido e divulgo…

[illustrazione di Eric Drooker]

Ho letto le dichiarazioni della madre di Sanaa. Molte donne siciliane fino a pochi anni fa e forse ancora adesso sono state e sono proprio così.

E’ una faccenda certamente dolorosa e a tutte le vicende di questo tipo si dovrebbe dedicare tanto spazio. Sorprende invece che i media siano così "attenti" solo quando si tratta di figlie di altra cultura. Sorprende l’impegno di un sindaco che si dichiara subito pronto a cacciare la moglie dell’assassino, vittima tra le vittime, e a sottrarle le altre figlie. Non ci sembra sia mai avvenuta la stessa cosa quando la madre di uno stupratore italiano lo ha giustificato in ogni modo possibile. Non ci sembra di aver notato tanta "partecipazione" istituzionale quando si è trattato di delitti italiani. Eppure quasi ogni giorno una donna italiana muore per mano di un maschio italiano. Sono figlie, mogli, madri, sorelle, amiche, fidanzate, conoscenti. 

Diventa comodo però addebitare tutta la questione agli stranieri. Questa d’altronde è stata la linea portata avanti dalla carfagna & company durante il g8 sulla violenza alle donne. Il male risiederebbe tra i musulmani, quelli di cultura islamica, gli stranieri. I cattolici invece considererebbero le donne con tale rispetto che quando le ammazzano non lasciano vive neppure le presenze collaterali, le madri, le amiche, gli amanti, i figli.

Poi ci sono le madri degli assassini che hanno sempre una parola buona per il figlio – italiano – che viene descritto come depresso, malato, vittima di un rapporto sbagliato con una donna che quasi meritava quello che le è accaduto. Ci sono le mogli che hanno il gran problema di non riuscire a tirare avanti senza l’uomo che porta il pane a casa. Ed eccolo spiegato il perdono della mamma di Sanaa. Come il perdono di tante donne che ho conosciuto, quelle che se chiedevi perchè non se ne andavano via dicevano che non erano in grado di campare. Quelle che se la figlia le rimproverava perchè erano costrette a subire situazioni intollerabili loro rispondevano che l’alternativa era restare in mezzo alla strada.

La mamma di Sanaa ha perso una figlia ma ne ha altre due da crescere così si spiega il perchè quella donna concede un perdono al marito indicando la figlia come causa della sua cattiva reazione.

Me lo diceva sempre anche mia madre: se non fai questo o non fai quello, se non rispondi con quel tono, se non dici niente lui non reagisce così e noi staremmo tutte tranquille. Sei tu che sbagli. Tu sei responsabile della disarmonia di questa famiglia.

Succede nelle situazioni di prigionia. Le prigioniere provano a mantenere uno status quo e temono che qualunque imprevisto possa condizionarlo, frantumarlo. Avete presente quelle scene in cui una delle prigioniere reagisce e le altre se la prendono con lei perchè tutte subiranno le conseguenze di quella ribellione? Avviene più o meno così.

Poi c’è appunto la questione economica. Una donna straniera (ma anche italiana), con figlie da crescere, può rinunciare ad un uomo in casa? Lo Stato le offre qualche alternativa? Un reddito? Un lavoro? Qualcosa di più invece delle vuote parole? Ovviamente no. Lo stato non tutela nessuno, soprattutto le donne straniere anche se vittime di violenza. 

Le donne cambiano se ne hanno la possibilità. Di generazione in generazione la ribellione è una cosa che coinvolge tutte noi. Ciascuna di noi ha subito una punizione. Ciascuna di noi viene ricacciata nel proprio ruolo proprio quando proviamo ad essere libere di vivere le nostre esistenze in modo diverso.

Io sono italiana eppure ho pagato e ancora pago ogni singola scelta di libertà compiuta. Ho pagato e ancora pago e sono una sopravvissuta come tante.

Le forme di coercizione sono diverse di volta in volta, ma ditemi: quanti padri italiani conoscete che non abbiano punito la propria figlia per una scelta non condivisa? Quanti uomini lasciano libere le donne senza finire per ammazzarle? Dov’è dunque la differenza culturale tra gli italiani e quegli imprecisati altri?

Non c’è. Di fatto non c’è. A noi capita di essere uccise fisicamente o socialmente ogni giorno. Se non è un uomo a compiere l’omicidio ci pensa lo stato con leggi che limitano la nostra autonomia, la nostra libertà di scelta. Imbrigliate in regole che non ci permettono di decidere del nostro corpo, siamo costrette a tollerare regolamenti fascisti per il decoro e ci facciamo umiliare ogni giorno come corpi in svendita al miglior offerente.

Siamo quelle che per risolvere la precarietà dovrebbero sposare un uomo ricco – così disse il premier – e siamo anche quelle che devono fare più figli e che saranno "obbligate" a conciliare la vita fuori e dentro casa da una ministra che è contraria all’interruzione di gravidanza, all’uso di pillole del giorno dopo e di contraccettivi (siamo curiose di sapere come fa lei a non avere figli dato che immaginiamo abbia perso la verginità da un bel pezzo). Siamo quelle che devono pensare alla famiglia e che devono obbedire a dio, al padre, al presidente, e non necessariamente in questo ordine.

Perchè dunque sono tutti così scandalizzati del fatto che un uomo abbia ucciso sua figlia non condividendo la sua scelta sentimentale? Un tipico padre italiano un po’ più evoluto cosa avrebbe fatto esattamente? Un embargo economico? 

Ci crediamo davvero poco. Se gli uomini continuano a concepire le donne come proprietà continueranno a disporre delle nostre vite come se niente fosse.

Moriranno altre donne, come ne muoiono ogni giorno, tutte per mano di un maschio e la responsabilità sarà anche di chi oggi insiste nel definire un femminicidio dal punto di vista razziale. Il femminicidio culturale parte da lì.

[ via Femminismo a Sud ]

masochismo femminile #2

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singloidsb23

Come già accennato in precedenza, il masochismo femminile non ha limiti.
Mentre prima parlavamo della scelta sbagliata del compagno, ora parliamo della scelta sbagliata dei tempi.

[ però in questo caso anche i maschietti ci mettono del loro... ]

[ via Singloids dei Persichetti Bros | Balloons - Il blog delle comic strip ]

a cosa servono…

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Con questo post diventerò nuovamente impopolare, ma ormai è noto che non ho filtri e quello che penso dico… quindi…

Oggi ho aggiunto una nuova voce alla mia teoria su a cosa servono gli uomini.

Secondo una delle ormai famose (anzi famigerate) teorie di Bastet, oltre che all’aspetto ludico/riproduttivo, gli uomini servono:

  1. a portare per tre piani le cassette dell’acqua
  2. a cercare parcheggio quando a te non va di guidare (tappandosi le orecchie per non sentire le imprecazioni)
  3. [ NEW ENTRY ] ad avvitare le viti degli acquisti fatti all’IKEA (in assenza dell’avvitatore elettrico)

Big Bang di Massimo Cavezzali

Queste sono le conclusioni a cui sono arrivata, dopo anni e anni di esperienze dirette: anche perché ho scoperto che per tutto il resto basta una donna…

…e scusate il cinismo… anzi, non non scusatelo affatto :P

[ via Balloons - Il blog delle comic strip ]

voci maschili

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Amo le voci maschili: quando conosco un uomo è una delle, se non prime, cose a cui faccio più attenzione.
Amo le voci basse, vibranti; non in particolar modo quelle impostate, ma quelle che, anche se parlassero una lingua sconosciuta, riusciresti a capire quello che vogliono comunicarti.

Logicamente amo questo tipo di voce perché sono generate dagli ormoni androgenici o testoidi, responsabili della formazione dei caratteri di genere maschili, quindi più la voce ha queste caratteristiche, più il mio inconscio la accomuna a un “uomo” (nel senso più completo del termine).

In questi ultimi giorni, nella mia playlist di iTunes sto preferendo voci maschili da ascoltare.
Mi sono soffermata ad analizzare perché, a seconda dello stato d’animo, scelga un cantante o un altro. Di seguito ho voluto creare un piccolo elenco di cantanti e del perché amo le loro voci, un elenco che mi prometto di aggiornare abbastanza costantemente (lo so che starete pensando “estiqaz*i”… ma se non vi interessa nessuno vi obbliga a leggere questo blog).

Iniziamo: Read more →

per ogni giorno della settimana…

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uno per ogni giorno della settimana

In certe giornate pigre (oggi festa a Roma per i SS patroni), non c’è niente di meglio di un po’ di sano cazzeggio per condire le ore.

Tutto è iniziato da questa provocazione su Friendfeed, e sinceramente non ho resistito a photoshopparmi la faccia sopra…
Come mi hanno suggerito, ce ne sarebbe uno al giorno per ogni giorno della settimana… eh, magari… penso che solo così riuscirei ad avere quel sorriso stampato in faccia… ;)

Se qualche gentil donzella vuole cimentarsi nell’impresa (di avere la faccia photoshoppata sopra… che avete capito, maliziose :P ), mandatemi una vostra foto, che ho il file .psd caldo caldo in lavorazione :D

Foto originale presa in prestito da qui.

masochismo femminile

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@ Silvia Ziche

Silvia Ziche

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