Censimenti e creativi invisibili
Raccolgo, anzi rilancio l’interessante provocazione di Donald Draper, l’autore del famigerato blog Bad Avenue.
L’idea lanciata negli ultimi due post del suo blog è quella di realizzare un censimento dei creativi italiani presenti nelle principali 30 agenzie del paese, e un secondo censimento per farsi un’idea precisa di quella che è oggi la situazione degli stipendi degli stessi.
L’iniziativa è interessante anche se procede a stenti, fra polemiche (a mio parere sterili) e con la richiesta di una maggiore privacy nella raccolta dei dati (al momento è utilizzato solo lo strumento dei commenti).
L’intenzione è quella di verificare, numeri alla mano, se è vera la tendenza che un pubblicitario su tre ha perso il posto di lavoro negli ultimi anni (o almeno fino al 2008, come dagli ultimi dati di Assocomunicazione).
Ripeto, iniziativa interessante, anche se è la conferma che il mondo del lavoro – non solo nell’ambito della comunicazione – si divide in dipendenti e imprenditori: quest’ultimi spesso solo imprenditori di se stessi, i famigerati possessori di partita IVA, i consulenti, le ditte individuali.
Il mondo della pubblicità si divide in chi lavora in agenzie (le prime 30? per creatività, fama o fatturato?) e in tutto il resto, il popolo degli “invisibili”, senza un nome altisonante a coprire spalle, dove le regole di mercato sono completamente ribaltate e dove la creatività spesso eccelle ma non ha gli strumenti e le spinte adeguate per emergere in superficie.
Lancio una nuova provocazione, sull’onda di quella più altisonante del nostro misterioso amico. Certo, non ho gli strumenti per censire tutti i creativi invisibili, ma invito tutti a chiedersi che fine ha fatto quel pubblicitario su tre che ha perso il posto di lavoro.
Qui non si tratta solo di contare i superstiti della tragedia, ma anche di capire come aiutare chi sta andando a fondo, ma è ancora in grado di respirare.
[ Post originale e commenti su Tiragraffi ]



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