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Tag Archive for: paola

2006 forse…

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Sono passati due anni e mezzo.
Da questa foto forse 5, forse molti di più.

Non ricordavo di averla, non pensavo di avere nostre foto insieme. E vederla saltar fuori da un libro è stata un bellissimo regalo di Natale, nonché un colpo al cuore.

Com’eravamo belle, piene di energia. Era estate, era il matrimonio di una nostra collega, era un periodo pieno di sogni, di progetti, di pazzie.

Ma tu non ci sei più, e non c’è neanche quella Valentina.
La tua vita spazzata via da una drammatica fatalità. La mia vita travolta dagli eventi, dal dolore, dalla disillusione.

Mi manchi, mi manca la mia amica, la mia socia, la mia compagna di sogni.
Mi manca la tua gioia, la tua energia, la tua risata.

Ancora devo capire il significato di tutto questo, e non c’è giorno in cui, attraversando quel maledetto incrocio, non ti dedichi un bacio e un pensiero.

Buon Natale amica cara.

tears in heaven

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Sono passati due anni.
E spesso faccio ancora fatica a crederci.

Ogni volta che scorro la rubrica del cellulare e compare il vostro nome, come fra i profili dei social network, ho un sussulto.
Poi penso che è come se non fosse mai accaduto, voi siete ancora nella mia vita. E sorrido a ricordare tutte le risate fatte insieme, i progetti, i sogni, gli eventi, le cene, le confidenze… si, siete ancora qui.
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dettagli di fine estate romana

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Tango al Pigneto, 31 agosto 2010

Aperitivo al Pigneto.
Lascio sorrisi e risate per passeggiare da sola.

Un uomo brizzolato con giacca bianca e una rosa rosa in mano passeggia in cerca della sua amata.
Da una finestra arrivano urla e rumore di piatti rotti.
Un’anziana signora mi manda a fanc*lo in francese dicendomi di imparare a vivere… (moi?)

Tango in strada al centro dell’isola pedonale.
~ Guardo ma non ballo. Ballo guardando. ~
E fra i ballerini ci riconosciamo, e basta uno sguardo per ricordare che domani saranno 13 mesi, un anno e un mese, che la nostra comune amica non c’è più.

Torno alla macchina con la morte del cuore.
E avrei voglia di urlare sotto il balcone della francese se invece di imparare a vivere può insegnarmi a morire.

a prayer for the dying

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La mia “orsettitudine”* in questi ultimi giorni mi sta portando a essere sempre più critica verso le persone e molto più selettiva nella scelta delle amicizie.
Troppo spesso ne esco fuori delusa, se non ferita, da rapporti interpersonali ai quali standard (di ipocrisia) non sono abituata.

In questi momenti, e purtroppo in particolar modo oggi, mi manchi.
Mi manca l’Amica (quella con la “A” maiuscola) che eri; il calore che mi hai saputo dare in questi pochi anni di cammino insieme; le confidenze, la fiducia reciproca, le risate… quante risate…

Egoisticamente mi manchi.
E a un anno di distanza ancora non mi sono rassegnata, e ho ancora troppe domande in sospeso.

Ciao Paola, ciao amichetta mia.
Ciao Dario, grande uomo dal cuore grande.

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in loving memory
Paola & Dario

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* [ trad.: dall'essere orso = misantropia ]

un omaggio a paola

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visionaraGiovedì scorso sono andata a VISIONARIA 2010 – 1° Brainstorming Day, un evento promosso dalla Fondazione Ateneo Impresa, istituzione non profit finalizzata alla valorizzazione della persona e dei giovani talenti.

Sono stata invitata da Laura Mazzucchelli, una ragazza che non conoscevo, ma che mi ha cercata sul web, e la quale mi ha fatto un bellissimo regalo durante l’evento.

Anzi un bellissimo regalo l’ha fatto a te, ai vostri genitori e a tutti i vostri amici.

Listen!

Un mio piccolo contributo per augurarti buon compleanno!
Mi manchi, amica mia.

senza titolo

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Era qualche giorno che ti pensavo.
Sempre attraversando quel maledetto incrocio, o passando vicino casa tua. Abitavamo così vicine, e ora quella che consideravo una fortuna si è trasformata in una continua tortura.

Era qualche giorno che ti pensavo, e a un certo punto ti ho sentita.
Eri lì. Vicino a me.
Ho sentito il calore del tuo abbraccio.

Mi ci è voluto poco per capire che ero passata accanto a tuo padre. Era lì, da solo, lento e assorto nelle sue azioni. Era lui, anche se l’ho visto solo due volte, sono certa che fosse lui… perché ci sentivo te.
Ho continuato a osservarlo da lontano. Il viso serio, mesto, quasi sereno. Vedevo te, la tua espressione seria, precisa, concentrata in ogni cosa che facevi.
Sì, era tuo padre.

Volevo andare ad abbracciarlo, ma sicuramente non si sarebbe ricordato di me.
Poi nutro una strana forma di pudore verso il dolore altrui, soprattutto per quello causato da un lutto. Non amavo sentirmi fare le condoglianze da gente con cui non avevo nulla in comune: e da sempre evito di infliggere lo stesso disagio agli altri.

Sono rimasta ferma, in piedi in mezzo alla gente.
Nuovamente mi sono scese le lacrime.
E’ stato bello sentirti di nuovo.

La morte al tempo di Facebook

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Rubo il titolo del post a un altro post che mi è capitato di leggere pochi istanti fà: La morte al tempo di Facebook su Marketing Non Convenzionale – Ninja Marketing.

Era un pensiero che mi ronzava in testa da diverso tempo, da quando ho avuto la conferma della scomparsa della mia migliore amica e del marito, oltre che dai giornali e dagli amici in comune, anche dai commenti lasciati sui loro profili di Facebook.
E’ stato ed è ancora straziante, almeno per me, vedere i loro profili ancora attivi su questo social network. E’ una contraddizione: la loro presenza virtuale in contrapposizione con la loro assenza fisica.

La loro bacheca è diventata un muretto virtuale, dove tutti lasciano messaggi e saluti a queste due povere anime. E leggere un ultimo commento: “temevo che questo muretto si svuotasse passata la prima forte emozione, ma fortunatamente non è stato così” mi fa capire che questa opportunità è necessaria ancora a molte persone.

Io non sono riuscita a scrivere sopra il loro profilo, se non postando il link alla canzone Tears in heaven di Eric Clapton. Sono onesta, spesso ne ho sentito la necessità, e spesso mi sono chiesta il perché, a differenza di tutti gli altri, io non ci sia riuscita.
La risposta è semplice: considero il dolore un fatto privato, e metterlo di “bacheca” non è da me. Lo so che è un controsenso utilizzare invece il mio blog per parlarne, ma qui è come se ne discutessi a casa mia, in famiglia e non in piazza davanti a estranei.

Tornando a Facebook, dal post di Ninja Marketing apprendo che:

secondo la normativa di Facebook, il profilo verrà memorialized. La pagina dell’utente diviene cioè un link commemorativo, attraverso l’eliminazione di alcune informazioni sensibili come foto e status e la reimpostazione della privacy affinché soltanto gli amici confermati possano vedere e cercare il profilo modificato. La bacheca resta cosicché gli amici e la famiglia possano lasciare dei post in memoria del defunto.

Ecco, questa cosa mi ha ancora più colpita. Come ho già detto prima, capisco la necessità di molti di mantenere un contatto attraverso la loro bacheca. Ma c’è anche la mia necessità di “discrezione”, di “riservatezza”, di esprimere il dolore in forma privata appunto. Avevo quasi pensato di togliere i loro account dalle mie amicizie, ma neanche per questa azione sono riuscita a trovare il coraggio…

La mia riflessione, ancora non del tutto razionalizzata, è questa: quanto è giusto “memorializzare” il ricordo di due persone scomparse sopra un social network? quanto è utile? e quanto è “di buon gusto” farlo?
In una società sempre più legata a internet e ai social network, è giusto cavalcare così i nuovi media e i nuovi linguaggi, anche per trasmettere e condividere emozioni così ancestrali come la morte?

Io ancora non ci arrivo, appunto… aiutatemi.

Canzone per un'amica

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in loving memory
Paola & Dario

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danno

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Oggi una persona mi ha di nuovo parlato di te.
Mi ha raccontato dell’incidente e ha preso la tua vita come modello, senza sapere dell’amicizia che ci univa.

Ho pianto.

Piango ogni volta racconto qualcosa di me, e mi accorgo che in quei ricordi ci sei anche tu.
Piango ogni volta che passo davanti a quel maledetto incrocio.

Piangono le persone che mi vedono piangere.

Chissà se “qualcuno” si sarà reso conto che danno immenso ha fatto a tutti noi, portandoti via.

cronaca (un fatto privato)

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Non so bene che titolo dare a questo post. Avevo pensato: “Quando un fatto di cronaca entra nel privato” oppure “Cronaca vs Privato“, ma ancora non rende quello che mi è successo in quest’ultimo mese.
Penserò in corso d’opera a un titolo più adeguato.

Quando apri il giornale, e fra le varie notizie leggi il nome della tua migliore amica legato a un fatto di cronaca tragico, la prima reazione è di incredulità. La mente non accetta quello che legge, e cerca alternative meno dolorose all’apprendimento di quell’evento: come un caso di omonimia, un refuso di stampa; nonostante tutti i dettagli confermano il dato, la mente rifiuta di accettarlo.

Successivamente si alternano dolore (perpetuo), rabbia (verso chi, poi?), accettazione (forse), rassegnazione (dipende), and so on
Logicamente l’elaborazione di un lutto è un fatto prettamente personale, e non starò qui a descrivere come sto cercando di superare io questo momento.

La cosa che mi ha colpito di più, in questi giorni, è stata un’altra. La cronaca. Read more →