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Delirio e paura fra i thread

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Ogni tanto, in rete, si trovano dei test per capire qual è il social network che più si addice alla tua personalità, oppure che profilo psicologico possiedi in base a quali social network utilizzi maggiormente.
Per lavoro mi ritrovo a iscrivermi in tempi record a qualsiasi nuovo servizio web compaia fra le maglie della rete, e per molti sono quasi ossessionata dal loro funzionamento.
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Una volta sola nella vita

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Ci sono cose che accadono una volta sola nella vita.
Come il ricevere le scuse pubbliche da Luca Sartoni!
Un evento da incorniciare :)

Nessun Sartoni è stato è stato maltrattato o ha subito violenza durante la scrittura di questo post.

L’hide condiviso e la lamentela 2.0

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L’avvento di tutti questi blog, dei social network, degli aggregatori, sta caratterizzando la rete con un overload di informazioni incredibile.
Ovunque ti giri trovi stream di status che si aggiornano in tempo reale, widget con gli ultimi tweet, o con le ultime aggiunte su delicious.com o dell’ultimo feed rss apprezzato su Google reader. Per non parlare dei quiz, i gruppi inutili e i giochini tipo Farmville che infestano il più noto fra tutti i social network, Facebook.

Avendo già parlato dell’incontinenza comunicativa degli utenti e della loro incapacità di capire quali informazioni rendere pubbliche o meno, è naturale che la rete si stia riempiendo di informazioni potenzialmente inutili e superficiali.

hide

Avvertendo la necessità di filtrare tutte queste informazioni, per far emergere la mucchio ciò di cui si ha bisogno o che si intende seguire, e cercando di farlo in maniera diplomatica (quindi evitando di cancellare contatti/amici e creare dissapori), è stata introdotto, fra gli altri strumenti, anche la funzione HIDE.

C’è qualcosa che non piace? – hide
C’è qualcosa che urta la sensibilità? – hide
C’è qualcosa per cui non si prova interesse? – hide
C’è qualcosa che annoia? – hide
C’è qualcosa di ridondante? – hide

Detto così sembra facile e risolutivo.
E invece gli sviluppatori non hanno tenuto conto di una nuova tendenza, nata spontaneamente dall’introduzione dell’hide: l’hide condiviso.

L’hide condiviso si manifesta con un attacco verbale verso l’argomento non gradito e l’enunciazione dell’attivazione della suddetta funzione, con conseguente applauso virtuale di tutti quelli che la pensano allo stesso modo.

Probabilmente l’esigenza è scaturita dall’assenza della funzione “dis-like”, “non mi piace” in contrapposizione al “like” di gradimento. Ma quello che mi chiedo è perché aggiungere altre informazioni inutili e polemiche a uno stream già colmo, perché dover dire apertamente che quella informazione è soggetta a essere eliminata dalla vista, da parte dell’utente/soggetto?
Farlo e basta non è abbastanza social?

Ogni volta che una persona cambia canale televisivo perché non gradisce quella trasmissione, chiama tutti i suoi amici per dirlo?

Quando in auto cambia sintonia alla radio perché l’ultimo hit l’ha stufato, tira fuori la testa dal finestrino per dirlo a tutti?

Ogni volta che vede un bambino denutrito in strada a chiedere l’elemosina, e gira lo sguardo dall’altra parte, lo urla a tutti i passanti?

Non riesco a capire se sia una tendenza prettamente italica, oppure diffusa anche verso gli altri paesi.
Purtroppo a me ricorda molto lo sport nazionale del bel paese, la lamentela, però trasportata e rivisitata con i nuovi strumenti che la comunicazione 2.0 mette a disposizione: LA LAMENTELA 2.0, appunto.

edit ~ Ma se uno inizia a parlare di un argomento di cui non vuole più sentir parlare, non si contraddice? Non alimenta ulteriormente l’attenzione intorno?
Se invece lamentarsi del fastidio ricevuto, tirasse fuori valide motivazioni per il non gradimento, non si trasformerebbe in una critica costruttiva?

Quando siamo privi di contenuti iniziamo a lamentarci dell’inutilità di quelli altrui.

Dialoghi tra amiche

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A: – “Mi sono innamorata!”
B: – “No, cazzo.”
A: – “Non è una cosa bella?”
B: – “Ma in che mondo vivi? Certo che non lo è, cazzo.”

B: – “Non osare dirglielo”
A: – “No?”
B: – “No, altrimenti ti lascia. Le cose devono andare così: lui ti dice che ti ama (probabilmente lo farà tra sei mesi, o giù di lì), tu fai l’indifferente. Un mese dopo, gli dirai che l’ami pure tu. Dagli una settimana di tempo, e poi ti lascia!”

[ via Luisa Santangelo/LaCapa ]

sfumature linquistiche e condivisione

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Ci sono delle serate, in cui i pensieri quotidiani di dissipano ed emergono progetti creativi, domande e dubbi esistenziali.

Ieri, in una di queste serate, la domanda che ha segnato i nostri pensieri abbastanza a lungo per essere condivisa sulla rete, è stata:

ma “‘sti cazzi”, a Milano, significa “me’ cojoni”? (by Fraktalia)

… sulle differenze di significato dello stesso termine in due zone distinte d’Italia, e sui fraintendimenti che può produrre.

Ne è nata una discussione interessante (leggi sotto) sulle sfumature linquistiche dei nostri dialetti. E saltando di link in link, sono venuta a conoscenza di questo bellissimo post di BorgognoniStica e Meco. Per un’igiene linguisica“, che ha dipanato esaurientemente l’argomento (consiglio a tutti, romani e milanesi compresi, la sua lettura).

A parte la bellezza di riscoprire la ricchezza linguistica dell’italiano e dei suoi innumerevoli dialetti; ieri ho riscoperto di amare la rete quando ti permette di condividere pensieri, e di ricevere feedback interessanti e spontanei da chiunque passi di là, anche su argomenti apparentemente futili…
Mi auguro che, nonostante le polemiche e le strumentalizzazioni, resti sempre così.

Se qualcuno vuole accodarsi alla discussione nata su Friendfeed, si accomodi pure :)

ottimizzare l'uso dei social network

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Le aziende italiane sono in guerra con Facebook e con i social network in generale.
Secondo un’inchiesta pubblicata su Repubblica, sia Poste Italiane che la Provincia di Milano hanno già deciso di negarne l’accesso ai propri dipendenti. Il motivo? Il social network distrae troppo sul posto di lavoro.

Sinceramente non sono d’accordo con questa affermazione: l’utilità dei social network è universalmente riconosciuta, e non si può privare l’utente medio della possibilità di socializzazione, di svago e di divagazione dall’abbrutimento dato dalle 8 ore lavorative quotidiane.

Il problema, a mio parere, sta nel fatto che l’offerta di social network è fin troppo ampia e rischia di confondere gli utenti. Fra veri e propri portali “sociali” (come Facebook o MySpace), portali di fotografia (Flickr, Picasa, Ipernity…) o blog e microblogging (Twitter, Friendfeed, RSS Reader) il tempo perso a cercare di capire quale strumento utilizzare è maggiore di quello impiegato nella consultazione vera e propria della rete.

Ma finalmente è stato trovato un metodo scientifico – geek approved – per decidere cosa fare nella giornata lavorativa.

SpendingTimeDie - da una malsana idea di Valentina Cinelli

SpendingTimeDie SpendingTimeDie non è altro che il modo più semplice in assoluto per decidere cosa fare della tua giornata: tirare a sorte con i dadi!!!

Per saperne di più basta seguire questo - link -!

… è il mio regalo di compleanno per la rete :)

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Special Thanks to Andrea Campi (ZephirWorks) che ha reso realizzabile un parto malato della mia testolina iperattiva :*