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Un gioco virale controproducente

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Ogni volta che non accedo a Facebook per più di due giorni, scopro sempre nuove e strane dinamiche al mio rientro.

La mia casella di posta è invasa da moltissimi messaggi, ricevuti da molte amiche o semplici conoscenti sul social network, che invitano a cambiare il proprio stato di FB per il mese della prevenzione contro il tumore al seno.

Stamane ho avuto sensazioni contrastanti:
da una parte sono stata felice di vedere tanta attenzione da parte delle donne di tutte le età a questo tema; dall’altra, a parte il fastidioso spam e la ridondanza del messaggio, mi chiedo che tipo di comunicazione sia mai questa.
Invece di dare un’informazione chiara ed esaustiva sull’argomento, oltremodo delicato, si creano giochi virali criptici e soprattutto potenzialmente dannosi all’immagine.

L’anno scorso il gioco consisteva nel postare sul proprio stato il colore del reggiseno indossato (io ho evitato di farlo perché indosso solo biancheria nera), facendo impazzire gli uomini, ignari del gioco, nel cercare di capire perché tutte parlassero di colori contemporaneamente.

Quaest’anno il gioco è di scrivere “mi piace…” più un luogo fisico della casa.
Ma siamo matti?
Io sul mio profilo, che utilizzo anche per lavoro, dovrei scrivere “mi piace sul letto” o “mi piace sulla maniglia della porta” e aspettarmi che NESSUNO mi faccia una battuta a doppio senso?

Vorrei veramente capire da chi è venuta fuori questa idea…
Qualcuno che non conosce minimamente la rete e tutte le dinamiche perverse che una superficialità simile può scatenare.

Io sono per la comunicazione tradizionale: semplice, chiara, diretta ed esaustiva.
Soprattutto quando si trattano argomenti in cui c’è ancora pudore, ignoranza e dove c’è bisogno di sensibilizzare…

Perché se sono interessata all’argomento non devo perder tempo a scervellarmi dietro un messaggio a doppio senso, ma devo ricevere informazioni chiare e precise su come fare LA prevenzione.

Sarò troppo rigida, o all’antica, ma considero questo “gioco” un modo per cavalcare una tendenza, per far numeri e far parlare di sè (come richiesto anche nella mail-spam ricevuta) e non per sensibilizzare realmente le donne.
Se poi qualcuno mi dimostrerà l’effettivo successo di quest’azione virale, ne potremmo riparlare…

Campagna Nazionale Nastro Rosa per la prevenzione del tumore al seno.
www.nastrorosa.it

La morte al tempo di Facebook

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Rubo il titolo del post a un altro post che mi è capitato di leggere pochi istanti fà: La morte al tempo di Facebook su Marketing Non Convenzionale – Ninja Marketing.

Era un pensiero che mi ronzava in testa da diverso tempo, da quando ho avuto la conferma della scomparsa della mia migliore amica e del marito, oltre che dai giornali e dagli amici in comune, anche dai commenti lasciati sui loro profili di Facebook.
E’ stato ed è ancora straziante, almeno per me, vedere i loro profili ancora attivi su questo social network. E’ una contraddizione: la loro presenza virtuale in contrapposizione con la loro assenza fisica.

La loro bacheca è diventata un muretto virtuale, dove tutti lasciano messaggi e saluti a queste due povere anime. E leggere un ultimo commento: “temevo che questo muretto si svuotasse passata la prima forte emozione, ma fortunatamente non è stato così” mi fa capire che questa opportunità è necessaria ancora a molte persone.

Io non sono riuscita a scrivere sopra il loro profilo, se non postando il link alla canzone Tears in heaven di Eric Clapton. Sono onesta, spesso ne ho sentito la necessità, e spesso mi sono chiesta il perché, a differenza di tutti gli altri, io non ci sia riuscita.
La risposta è semplice: considero il dolore un fatto privato, e metterlo di “bacheca” non è da me. Lo so che è un controsenso utilizzare invece il mio blog per parlarne, ma qui è come se ne discutessi a casa mia, in famiglia e non in piazza davanti a estranei.

Tornando a Facebook, dal post di Ninja Marketing apprendo che:

secondo la normativa di Facebook, il profilo verrà memorialized. La pagina dell’utente diviene cioè un link commemorativo, attraverso l’eliminazione di alcune informazioni sensibili come foto e status e la reimpostazione della privacy affinché soltanto gli amici confermati possano vedere e cercare il profilo modificato. La bacheca resta cosicché gli amici e la famiglia possano lasciare dei post in memoria del defunto.

Ecco, questa cosa mi ha ancora più colpita. Come ho già detto prima, capisco la necessità di molti di mantenere un contatto attraverso la loro bacheca. Ma c’è anche la mia necessità di “discrezione”, di “riservatezza”, di esprimere il dolore in forma privata appunto. Avevo quasi pensato di togliere i loro account dalle mie amicizie, ma neanche per questa azione sono riuscita a trovare il coraggio…

La mia riflessione, ancora non del tutto razionalizzata, è questa: quanto è giusto “memorializzare” il ricordo di due persone scomparse sopra un social network? quanto è utile? e quanto è “di buon gusto” farlo?
In una società sempre più legata a internet e ai social network, è giusto cavalcare così i nuovi media e i nuovi linguaggi, anche per trasmettere e condividere emozioni così ancestrali come la morte?

Io ancora non ci arrivo, appunto… aiutatemi.

Il musicista libertino

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I Protagonisti

Lei (la sottoscritta): non cerca storie, anzi se ne vuole stare tranquilla dopo le batoste avute.
Lui (il Musicista): 47 anni, abbastanza noto musicista jazz, molto pieno di sè.

Si incontrano durante una festa privata: lui suonava con il suo gruppo, lei era incaricata di fare foto durante l’evento. Appena presentati, lui rimane ipnotizzato a guardarla e fa di tutto per riuscire a darle il suo biglietto da visita con il numero di cellulare, sotto gli occhi divertiti di tutti.

Il giorno dopo la contatta su Facebook; entra immediatamente in chat; le chiede il numero di cellulare e per un’intera settimana la riempie di sms, arrivando a inviarne 37 in un solo giorno… troppo trasporto inizia a diventare inquietante…

Lei decide di frequentarlo (dopo aver lasciato tutti i recapiti di lui alle sue amiche… non si sa mai…), e scopre una persona arrogante, troppo sicura di sè, ma che ha una vera e propria infatuazione per lei, che lo trasforma in una persona insicura e malleabile a ogni incontro.

Messaggi e telefonate iniziano a diventare troppo insistenti e lei, all’inizio dell’estate, decide di allentare un po’ la frequentazione.
Lui, pur di riavvicinarla a sè, le offre un weekend a Parigi per ottobre, e le confida di aver trovato in lei l’unica donna che riesce a metterlo “in imbarazzo”, dopo tanti anni. Ma subito dopo sparisce dalla circolazione.

I primi di settembre si rifà vivo, rinnovando l’invito per Parigi e raccontandogli di problemi con traslochi vari. Ma risparisce immediatamente dopo, senza neanche riuscire a incontrarsi per discutere del viaggio, e poco dopo lei scopre che su Facebook non sono più “amici”…

Epilogo
Dopo una breve ricerca lei ha la conferma dell’esistenza di una compagna (ma già lo sospettava) e che la stessa ha dato alla luce un bel maschietto i primi di settembre.
Quindi non solo l’amico fritz si era creato una storia parallela durante la gravidanza della sua compagna, ma si sarebbe fatto un weekend “rosa”a Parigi, lasciando soli mamma con bimbo appena nato…

La morale? … che più conosco gli uomini più amo il mio gatto.

Una pagina di pubblicità su La Repubblica

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Una pagina di pubblicità su La RepubblicaQualche giorno fa sono venuta a conoscenza di un’iniziativa provocatoria, lanciata da un gruppo su Facebook. L’iniziativa era quella di acquistare una pagina di pubblicità su La Repubblica, con una lettera aperta a Silvio Berlusconi firmata, ovviamente, da tutti coloro che si sarebbero iscritti al gruppo e che avrebbero donato un euro per partecipare all’acquisto.

Ho partecipato anche io.

L’ho trovata una mossa intelligente, che usa gli stessi mezzi sfruttati, abusati e millantati dalla controparte ma non lo stesso linguaggio: infatti il messaggio è stato dato senza urlare, offendere o infangare: quindi mi è sembrato naturale aderire.

Sinceramente preferisco il parlare, il dire esattamente ciò che si pensa, all’urlare o allo stare in silenzio…

Una pagina di pubblicità su La RepubblicaRingrazio Geronimo Emili per l’idea, per il coraggio e la caparbietà dimostrata, e per averci dato l’opportunità di farci sentire (seppur in piccolo) e ringrazio tutti i partecipanti al gruppo su Facebook per la fiducia data allo stesso Emili.

Sul blog paginasurepubblica.blogspot.com è possibile trovare anche la traduzione della pagina in altre lingue, questo perché il messaggio è rivolto anche ai capi di stato che in queste ore si trovano a L’Aquila per il famigerato G8.

In ultima analisi: sono uscita a comprare il giornale e al ritorno ho raccontato alla mia gentil genitrice dell’iniziativa.
La sua reazione è stata di dirmi: “Ma perché hai messo il tuo nome? e se ti vengono a cercare?”

A parte il fatto che io non mi vergogno di quello che penso: la cosa che mi ha fatto riflettere è che la gente teme di ritrovarsi presto sotto un regime, ma di fatto ci sente già… :(

L'Uomo Ikea

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Facebook è un aggeggio infernale: ti consente di sapere tutto di tutti.
Oggi sono stata aggiunta dall’ennesimo ex (uno di cui devo ancora scrivere qui), e spulciando il suo profilo scopro che è sposato con un bambino.
Fin qui niente di male (lungi da me esserne gelosa o invidiosa).

Ma la cosa che mi sta facendo molto pensare è il fatto che, dopo esser stati con me, tutti i miei ex compagni trovano l’amore della loro vita! E così me li ritrovo tutti felicemente fidanzarti, sposati, con prole, conviventi ecc….

Mi chiedo come mai riescono a essere felici “dopo” e non “durante” il rapporto con me.

Ho una mia teoria in cui, dato che ho un carattere non facile, io mi sono trasformata in una “palestra di vita”. Nel senso: “stare con me è complesso, se riesci a superare questo esame, sarai un uomo migliore”.

Quindi, spesso mi sono ritrovata (anche e soprattutto con uomini più piccoli) a insegnare il valore della condivisione, il rispetto degli spazi, e tutte quelle “menate” che dovrebbero essere la base di un rapporto di coppia. Gli ho costruito e formato il carattere, l’ho montato come un mobiletto dell’Ikea. Ecco, l’Uomo Ikea.

Peccato però che altre donne possono usufruire del mio lavoro di montaggio, a me resta solo la faticaccia, gli imballi e qualche brucola.

Sai che ti dico? Lascio alle altre l’Uomo Ikea… ora ne cercherò uno chiavi in mano!

ottimizzare l'uso dei social network

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Le aziende italiane sono in guerra con Facebook e con i social network in generale.
Secondo un’inchiesta pubblicata su Repubblica, sia Poste Italiane che la Provincia di Milano hanno già deciso di negarne l’accesso ai propri dipendenti. Il motivo? Il social network distrae troppo sul posto di lavoro.

Sinceramente non sono d’accordo con questa affermazione: l’utilità dei social network è universalmente riconosciuta, e non si può privare l’utente medio della possibilità di socializzazione, di svago e di divagazione dall’abbrutimento dato dalle 8 ore lavorative quotidiane.

Il problema, a mio parere, sta nel fatto che l’offerta di social network è fin troppo ampia e rischia di confondere gli utenti. Fra veri e propri portali “sociali” (come Facebook o MySpace), portali di fotografia (Flickr, Picasa, Ipernity…) o blog e microblogging (Twitter, Friendfeed, RSS Reader) il tempo perso a cercare di capire quale strumento utilizzare è maggiore di quello impiegato nella consultazione vera e propria della rete.

Ma finalmente è stato trovato un metodo scientifico – geek approved – per decidere cosa fare nella giornata lavorativa.

SpendingTimeDie - da una malsana idea di Valentina Cinelli

SpendingTimeDie SpendingTimeDie non è altro che il modo più semplice in assoluto per decidere cosa fare della tua giornata: tirare a sorte con i dadi!!!

Per saperne di più basta seguire questo - link -!

… è il mio regalo di compleanno per la rete :)

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Special Thanks to Andrea Campi (ZephirWorks) che ha reso realizzabile un parto malato della mia testolina iperattiva :*

Quale Chakra hai sviluppato?

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Ennesimo giochino/test inviatomi su facebook… Il fatto di avere una madre insegnante di yoga mi ha imposto di portare a termine tutte le domande del quiz “Quale Chakra hai sviluppato?” e il risultato è stato Vishudda Chakra – La Ruota della Gola.

Vishudda Chakra Il quinto Chakra è associato alla parola e alla comunicazione.
I soggetti con un Vishudda Chakra sviluppato riescono a trasmettere le loro emozioni in maniera diretta e schietta, sono sinceri ed immediati nelle loro scelte. In alcuni casi possono apparire logorroici, la verità è che hanno mooolto da dire e raccontare.
Pietra Consigliata: LAPISLAZZULI

Diciamo che anche questa volta non mi ha detto nulla di nuovo: di nuovo la comunicazione, la parola, le emozioni… ok… ormai l’ho capito che questa è la mia strada…

Se volete approfondire il discorso dei Chakra qui su wikipedia è abbastanza dettagliato…