Berlusconi e gli italiani
Un mio amico mi ha inviato un articolo uscito in Sud America su Le Monde a proposito dell’Italia di Silvio Berslusconi, e ha scritto all’autore, professore universitario di Bologna, per richiederne la traduzione.
Non sono riuscita a trovare la fonte originale dell’articolo, però divulgo… se qualcuno vuole condividere questa analisi…
Di Carlo Galli, professore di Storia del pensiero politico allUniversità di Bologna, presidente dellIstituto Gramsci dellEmilia-Romagna
L’Italia ha un sistema politico bloccato dal 1978, l’anno dell’uccisione di Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse. Dopo questa data e segnatamente negli anni Ottanta (gli anni del cosiddetto CAF, l’alleanza di potere fra il socialista Bettino Craxi e i democristiani Giulio Andreotti e Arnaldo Forlani) l’Italia ha mostrato una generale carenza di obiettivi politici, di slancio riformatore, e una crescente decadenza del senso civico, unita al progressivo estinguersi del fondamento di legittimità della Repubblica: l’antifascismo. Nonostante Craxi abbia spesso parlato di Grande Riforma non si è mai chiarito che cosa intendesse, e ancor meno si è fatto qualcosa. In questi anni soltanto due obiettivi sono stati realizzati in pieno dall’Italia: dotarsi di un sistema di televisioni private, e entrare nel sistema dell’euro; il primo a opera di Berlusconi (grazie al suo alleato Craxi), il secondo del suo avversario Prodi; la grande infrastruttura dell’Alta Velocità ferroviaria (voluta tanto dai governi di destra quanto da quelli di sinistra) è ancora incompiuta, ed è realizzata a spese della sicurezza della rete tradizionale.
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