Archive

Archive for category: urlo

Generazione 40

Categories: sento, urloTags: , , , Author: 161 views

Noi siamo la generazione nata negli anni 70, quando tutti i sogni erano già stati presi e privati di romanticismo, a partire dal 1969 con la coinquista della luna*; dove gli occhi erano puntanti sulla generazione precedente, attiva, creativa e ribelle; dove eravamo troppo piccoli per capire e apprezzare il fermento creativo di quegli anni.

Una generazione che neanche da giovani, nei fatidici anni 80, è mai stata presa in considerazione: bombardati dalla prima tv commerciale (da cui abbiamo saggiamente preso le distanze), e neanche considerati un target interessante per il marketing (all’epoca eravamo solo “figli” e non “consumer“, mentre ora adolescenti e pre-adolescenti influenzano le decisioni d’acquisto della famiglia).

La prima generazione a subire il precariato negli anni 90, accolto da tutti come evoluzione del mondo del lavoro, con l’apertura (spesso imposta) della partita IVA, con spirito imprenditoriale, con quelle magiche paroline come “flessibilità“, “mobilità“, che evocavano scenari stimolanti e costruttivi.
E mentre noi evolvevamo, la società rimaneva uguale, ancorata ai privilegi del posto fisso, privilegi che hanno minato famiglie e certezze (tipo il privilegio di avere un mutuo o un finanziamento solo dietro presentazione di busta paga).

Generazione che nel 2000 ha visto riconoscere tutele, interesse e apprensione per la generazione subito successiva.
“Poveri precari, aiutiamoli. Poveri piccoli imprenditori, apriamo un bando per loro.”
… diventando improvvisamente invisibili. Troppo vecchi. Falliti.

 

Generazione che non vedrà mai la pensione, troppo vecchi per accedere a bandi e concorsi per l’imprenditoria giovanile; troppo giovani per accedere a posti di prestigio e potere, dove le poltrone sono saldamente ancorate agli over 60.
Troppa poca esperienza lavorativa per chi si è laureato tardi; troppo qualificati per chi ha iniziato ad affrontare il mondo del lavoro a 19.

40enni con famiglia e figli piccoli, spesso considerati – per i più ambiziosi – più una palla al piede per la crescita professionale che motivo di gioia.
40enni single e senza figli, guardati con sospetto, come se fossero eterni Peter Pan; oppure donne a cui viene cucito addosso il ruolo di fallite e isteriche per non aver adempiuto all’innato desiderio di maternità, per non aver aderito allo stereotipo.

Generazione che vaga in un limbo, lasciata sola, spaesata.
Mente, forza motrice, cuore e anima di questo Paese, ma irrevocabilmente invisibile.

 

  • * C’era un articolo bellissimo sull’influenza che aveva avuto la conquista della luna sulla nostra generazione, ma la rete non è stata gentile nel farmelo ritrovare.
  • Post scritto di getto dopo aver consultato bandi max 35 / under 40 e offerte di lavoro Seniority: 4 anni / età max 30 anni.
  • Foto originale: Luna vista dall’Apollo 12 – NASA

Censimenti e creativi invisibili

Categories: faccio, urloTags: , , , , , Author: 179 views

Raccolgo, anzi rilancio l’interessante provocazione di Donald Draper, l’autore del famigerato blog Bad Avenue.

L’idea lanciata negli ultimi due post del suo blog è quella di realizzare un censimento dei creativi italiani presenti nelle principali 30 agenzie del paese, e un secondo censimento per farsi un’idea precisa di quella che è oggi la situazione degli stipendi degli stessi.

L’iniziativa è interessante anche se procede a stenti, fra polemiche (a mio parere sterili) e con la richiesta di una maggiore privacy nella raccolta dei dati (al momento è utilizzato solo lo strumento dei commenti).
L’intenzione è quella di verificare, numeri alla mano, se è vera la tendenza che un pubblicitario su tre ha perso il posto di lavoro negli ultimi anni (o almeno fino al 2008, come dagli ultimi dati di Assocomunicazione).

Ripeto, iniziativa interessante, anche se è la conferma che il mondo del lavoro – non solo nell’ambito della comunicazione – si divide in dipendenti e imprenditori: quest’ultimi spesso solo imprenditori di se stessi, i famigerati possessori di partita IVA, i consulenti, le ditte individuali.
Il mondo della pubblicità si divide in chi lavora in agenzie (le prime 30? per creatività, fama o fatturato?) e in tutto il resto, il popolo degli “invisibili”, senza un nome altisonante a coprire spalle, dove le regole di mercato sono completamente ribaltate e dove la creatività spesso eccelle ma non ha gli strumenti e le spinte adeguate per emergere in superficie.

Lancio una nuova provocazione, sull’onda di quella più altisonante del nostro misterioso amico. Certo, non ho gli strumenti per censire tutti i creativi invisibili, ma invito tutti a chiedersi che fine ha fatto quel pubblicitario su tre che ha perso il posto di lavoro.
Qui non si tratta solo di contare i superstiti della tragedia, ma anche di capire come aiutare chi sta andando a fondo, ma è ancora in grado di respirare.

[ Post originale e commenti su Tiragraffi ]

No photos, please

Categories: connetto, faccio, urloTags: , , , , Author: 192 views

Spesso vengo ripresa sul fatto che non amo farmi fotografare.
Sulla rete ci sono poche mie foto, e anche il mio avatar “bastet” è essenzialmente un dettaglio della mia mano.

Le spiegazioni sono molte: dalla mia riservatezza, alla cura della mia immagine, dove vorrei che fosse posto in evidenza ciò che faccio (il mio lavoro, le mie opere, le mie attività) e non che faccia ho.
E in parte già era stato spiegato qui.

In questi ultimi tempi spesso mi sono state richieste delle foto per compilare delle schede sui collaboratori di alcuni progetti. Ho preso coraggio, ho contattato un mio caro amico, nonché bravissimo fotografo Ernesto Ruscio e mi sono fatta fare il mio primo book fotografico.
Molto semplice in realtà: ancora ringrazio Ernesto per essere riuscito nell’ingrato compito di mettermi a mio agio davanti a un obiettivo ;)
 

Le foto hanno iniziato a circolare, ricevendo pure consensi (!!!) e scardinando la mia atavica ritrosia.
Ma proprio stamane mi sono ricordata del perché non amavo mostrare il mio volto. Non che io sia di una bellezza sconvolgente, ma ricevere messaggi di gente che vuole conoscerti solo perché ha visto il mio volto (senza sapere chi sono, cosa faccio, e perché sto su un determinato social network) mi ha riportata con i piedi per terra.

Per una donna è complicato muoversi sul lavoro, sui social network o nella vita, esulando dal suo aspetto estetico.
Se sei cozza non vieni calcolata, se sei “decente” per molti uomini sei solo una “preda”, non una persona con cui relazionarsi

Non voglio cadere in retoriche femministe e sessiste, sono a conoscenza che non tutte le persone e non in tutti gli ambienti accade questo: ma la concomitanza con il cambio di foto del profilo su Facebook e la ricezione di messaggi a odor di provola* è stata lampante.

Per cui… ritorno al mio vecchio avatar.
(p.s. #sticazziallowed)

* vedi voce Provolone su Nonciclopedia, l’enciclopedia liberalizzata (ma solo in Olanda)

L’informazione condivisa e la rivoluzione: quanta strada c’è ancora da fare?

Categories: apprendo, connetto, urloTags: , , , , , Author: 349 views

Ieri ho assistito alla nuova trasmissione di Santoro, Servizio Pubblico.
Come per le precedenti trasmissioni Raiperunanotte e Tuttinpiedi, è stato scelto l’ormai collaudato sistema di diffusione della trasmissione attraverso lo streaming web e il digitale terrestre, insieme a un network di emittenti locali.

Mentre assistevo alla trasmissione, ripensavo a Jeremy Rifkin, incontrato al Teatro Valle il 27 ottobre scorso, in un seminario dove è stata la possibilità a noi blogger di porgli alcune domande nel backstage.

Durante l’incontro l’economista americano ha cercato di spiegare al giovane pubblico di indignati i motivi della crisi della seconda rivoluzione industriale, di come l’1% sia riuscito a monopolizzare il futuro al 99% e come si debba fare per riprenderselo.
Una nuova “rivoluzione” avviene quando si presenta un nuovo modello energetico insieme a un nuovo modello di comunicazione.
E la parte su cui riflettevo maggiormente, ieri sera, è stata proprio il parallelo che Rifkin ha fatto fra la distribuzione di energia e la distribuzione dell’informazione.

Dalla “prima” rivoluzione industriale dei primi del 900, sia la produzione (e distribuzione) di energia sia il modello di comunicazione hanno seguito una logica di centralizzazione, impedendo scambi e interazione.
Il nuovo corso (auspicato) dovrebbe comprendere un modello energetico distribuito e collaborativo, dove tutti posso produrre energia (tramite pannelli fotovoltaici o atri sistemi ecocompatibili) e ridistribuirla a chi è più vicino, abbattendo costi di trasferimento, e ridistribuendo il potere a livello mondiale (non più all’1% di cui sopra).

Anche con la comunicazione il modello è lo stesso: internet ne è la chiave, dove l’informazione viene prodotta da ognuno di noi tramite blog, e dove la conversazione permette di far circolare le informazioni che altrimenti proverrebbero solo dal mainstream. Chat, forum, blog, webzine, tutto ciò permette un uso democratico e distribuito della conoscenza, dove ognuno mette l’apporto che può, di cui è capace, e il solo fatto di leggere e mettere “in share” è un tassello per la distribuzione.

Ieri sera è avvenuto questo. Ridistribuzione di informazione, altrimenti tagliata fuori dai canali mainstream, che ha coinvolto piccole e grandi realtà, ognuno come poteva, noi utenti/spettatori tramite Twitter e Facebook (da dove sono stati lanciati tre sondaggi che hanno avuto una grande partecipazione).

Tutto ciò è bello, esaltante, quasi utopico. L’unica cosa che mi chiedo, una volta rodato questo meccanismo di ridistribuzione del potere e della comunicazione: qual è il contenuto?

Dietro le quinte (non metaforiche) del Teatro Valle, alla domanda diretta di come fare per smuovere le cose, Rifkin ha candidamente risposto di non saperlo e che spetta alle nuove generazioni trovare il modo di farlo.
Idem per Servizio Pubblico, cosa è stato detto ieri? Niente di più di ciò che si sapeva: i privilegi della casta e i problemi dei precari. Di soluzioni non se n’è parlato (forse solo nei sondaggi di Facebook, dando voce a un target definito di popolazione italiana alfabetizzata informaticamente).

«Caro Biagi, caro Montanelli. Non se ne può più di resistere, resistere, resistere. Bisogna fare la rivoluzione. Questa è la nostra piccola rivoluzione».
Michele Santoro

A cosa serve la ridistribuzione dell’informazione? Solo ad alimentare una presa di coscienza, a livello mondiale ecolo(no)mico e a livello locale socio-politico.

  • Quindi possiamo parlare della rivoluzione proposta sia da Santoro che da Rifkin?
  • Non credo proprio.
  • Può essere un buon inizio?
  • Forse (anzi, speriamo).

disclaimer

Date le ultime polemiche mi sento in obbligo di mettere alcuni puntini sulle “i”:

  • questo è un blog personale;
  • tutto ciò che vi viene scritto sono solo opinioni e riflessioni personali;
  • non detengo la verità assoluta;
  • commetto errori di grammatica;
  • se passi di qui solo per offendere, e non per una critica costruttiva, non sei il benvenuto.

 

Giornalismo partecipativo, ma ne siamo così sicuri?

Categories: esploro, urloTags: , , , , Author: 671 views

In queste ore si rincorrono ovunque le notizie e, soprattutto, le immagini della cattura e della morte dell’ultimo dittatore nordafricano.
Come più volte ho raccontato, la storia della Libia e dell’ascesa di Gheddafi ha avuto un ruolo importante nella storia della mia famiglia (e in parte anche della mia nascita) per questo cerco di capire che impatto abbia questo momento storico nella nostra vita, e soprattutto nella vita e nei ricordi di mia madre.

A distanza di 42 anni, l’arco di tempo in cui si è svolta l’ascesa e la fine di Gheddafi, il mondo è cambiato velocemente. E la disponibilità di immagini, notizie e versioni di uno stesso evento è quasi imbarazzante rispetto ai giornali e radiogiornali dell’epoca (1969).
In queste ore scorro foto, video realizzati con cellulari, gente che esulta, volti insanguinati, cadaveri esposti come un trofeo, e tutto ciò grazie a quella che è stata definitita l’evoluzione più democratica dell’informazione: il citizen journalism (giornalismo partecipativo).
Giovani ribelli che si accalcano intorno al corpo del “rais” impugnando smartphone per riprendere ogni singola mossa ed espressione di un uomo, seppur ampiamente condannbile per ciò che ha fatto, inerme, spaventato e insanguinato.

Mi chiedo, quand’è che il citizen journalism si trasforma in voyerismo?

  • Quei giovani sono lì a documentare, oppure sono lì a raccogliere un trofeo, una reliquia digitale di un momento, per una propria gratificazione?
  • I quotidiani online con il loro “sbatti il morto in prima pagina (anzi in homepage)” stanno facendo un servizio pubblico di informazione, oppure usano il sangue per aumentare gli accessi, circondando la notizia da promozioni pubblicitarie da foraggiare, totalmente fuori luogo, e urtando la sensibilità di chi quel sangue non vuole vederlo?
  • E gli utenti, noi, me stessa, perché rimaniamo incollati al monitor alla ricerca di nuove immagini, alimentando questo circolo vizioso di richiesta/offerta di sensazion(alism)i? Perché inorridiamo alla violazione di sensibilità e (forse) di privacy mentre cerchiamo su google maggiori informazioni?

Chi mi sa dire quando finisce il giornalismo partecipativo e inizia la morbosità?

La perdita dell’innocenza

Categories: ricordo, sento, urloTags: , , Author: 451 views

Sapevo, anzi volevo che questi 40 anni segnassero un punto di svolta nella mia vita, dopo la depressione latente che mi ha perseguitata in questi 5 anni.
Ma non avrei mai creduto che ciò avvenisse davvero, con tale violenza e rapidità.

Questi ultimi due anni mi ha dato tanto, ma mi ha anche tolto quasi tutto.
Tutto ciò che ha significato qualcosa per me: la salute (fisica e mentale), tanti affetti, tanti punti fermi e certezze. Read more →

missing you

Categories: miagolo, sento, urloTags: , Author: 168 views

In loving memory – 1997-2011

La Notte della Rete: partecipazione e riflessioni a margine

Categories: connetto, News & Stuff, urloTags: , , , , , , Author: 942 views

Ieri c’è stata La Notte della Rete (per la verità è stato più un pomeriggio), organizzata a 24 ore dall’approvazione della Delibera dell’Agcom.
E’ stata una bella esperienza, anche se l’ho vissuta da casa davanti al mio monitor, e ho voluto dare il mio piccolo contributo non solo firmando la petizione ma anche ospitando la diretta su Tiragraffi.

Sul palco si sono alternati politici, giornalisti, blogger, e tanta altra gente, tutti a dire la loro su ciò che potrebbe accadere se la delibera passasse, e con un’unica corale richiesta: aggiornare le leggi in merito al diritto d’autore, e non entrare a gamba tesa come uno sceriffo incattivito, sovvertendo l’ordine dello Stato.

Tutto bello, quindi, tutto rose&fiori / peace&love. Assolutamente no.
Read more →

… e giochiamoci queste tre carte

Categories: apprendo, urloTags: , , , Author: 615 views

Di cosa ha bisogno il popolo per non pensare al suo triste presente?

Tre carte giocate nell’arco di un weekend.
Bentornati nel Medioevo, o bentrovati nel mondo dei sogni.

Precisazioni da una Cittadina Italiana

Categories: urloTags: , , , Author: 674 views

In merito a quanto riportato sul sito della Presidenza del Consiglio dei Ministri, in data 28 aprile 2011, la cittadina italiana Valentina Cinelli (e presumo con lei molti altri) non ha alcun interesse di apprendere quale sia la squadra del cuore (e di proprietà) e quanto sia superstizioso il Presidente Silvio Berlusconi.

Al contrario gradirebbe avere comunicazione dal suddetto sito di come il Governo Italiano si stia muovendo per risolvere i problemi del Paese e dei Cittadini per evidenti ragioni di crisi.