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Archive for category: faccio

Bastet, Arcaica e le piante grasse…

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Cosa c’entrano le piante grasse con Valentina, si chiederà chi mi conosce meglio.
Beh, si: il mio pollice all’arsenico (diretto antagonista del pollice verde) si è un po’ addolcito e il mio giardino pensile inizia a darmi soddisfazioni.

Ma non è tutto. Posseduta dal sacro fuoco della clorofilla, ho dato una mano a organizzare un evento: Arcaica – Storie Primitive di Piante Grasse, una mostra che riunisce antichi cactus e una collezione di Gond Tribal Art negli spazi di Zadig, concept store dedicato al viaggio e alle storie di altre culture.

Dal 1 al 29 marzo 2014, con l’inaugurazione di 28 febbraio alle 18.00 (Aperitivo/cocktail + dj set Funk Pope), vi consiglio di fare un salto a Roma, via del Pellegrino 136. Forse mi trovate lì, o forse vi divertirete a curiosare fra piante dalle forme e dai colori stupefacenti, stupendovi di fronte alla perfezione della natura, come ho fatto io.
… con un paio di foto…

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A place for coffee lovers

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Molti di voi ricorderanno CafeXperiment, la mia collezione di foto di caffè, che dal 2005 al 2010 ebbe un enorme riscontro in Italia e all’estero.

Per chi non sa di cosa parlo, vi racconto di un semplice sito dove raccoglievo le foto della pausa caffè di chiunque voleva contribuire alla collezione: il sito ne pubblicava una al giorno, in un calendario che scandiva la nostra amata pausa caffè quotidiana, e rendendo tutti i fotografi e gli amanti del caffè protagonisti per un giorno, con la pict of the day in home page.

Beh, in questi ultimi giorni, dopo esser impazzita fra codici, ftp, dns, db… solo lieta di annunciare che CafeXperiment IS ALIVE (and kickin’). Read more →

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Dimmi che logo hai disegnato e ti dirò che mestiere fai

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Oggi navigando in giro per la rete mi sono imbattuta in un paio di loghi che mi hanno fatto riflettere.
Non erano brutti: sembravano abbastanza datati, nonostante la realtà a cui si riferivano era molto recente; un po’ sgraziati; con poco equilibrio; alla fine anche il concept di base era discutibile… si, ok, erano brutti.

A un certo punto ho svelato l’arcano: ho scoperto chi era il loro ideatore, e ne è nata questa riflessione:

Dalla riflessione, sul mio profilo Facebook è nata una discussione interessante, che – sfruttando la nuova possibilità di Facebook di fare l’embedd di un thread – ripropongo qui.
Se qualcun altro vuole dare il proprio contributo alla discussione faccia pure: il thread è pubblico* e commentabile da chiunque (leggete prima tutti i commenti).

* Non chiedetemi l’amicizia su Facebook se non ci conosciamo personalmente, in alternativa potete seguire la pagina di Tiragraffi.

Post pubblicato anche su Tiragraffi.

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Faccio cose, organizzo eventi, psicanalizzo gente

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E sono tornata a fare eventi.
Come nel periodo d’oro di Stracantiere  (insieme a Paola e a Valentina), mi sono ritrovata ““ per caso e per scelta ““nell’organizzazione di Romammaglia 2012.
Amo l’adrenalina di questi momenti, la corsa e gli incastri per organizzare tutto al meglio, la fatica, gli scazzi, ma anche la soddisfazione di vedere artisti e pubblico felici per quello che si è riuscite a proporre.

E i rapporti interpersonali: così difficili, così totalizzanti, così necessari di tanta energia.
Ogni volta è una nuova e stimolante palestra di vita. Ogni volta si impara qualcosa di nuovo, si conoscono persone diverse e  la loro particolare psicologia: eh si, perché chi deve gestire tante persone deve anche imparare a capire esigenze e paure, nonché psicopatologie, e alla fine si ritrova a essere un mix fra una grande mamma e uno psicologo.

In ogni caso segnalo il progetto The SempliCity (da tenere d’occhio), l’evento  Romammaglia  2012 (fino a domenica 17/06, tutti i pomeriggi a Trastevere), e la mia piccola soddisfazione di esser stata ““  con Tiragraffi ““  media partner di Frontiers of Interaction 2012, una delle conferenze più stimolanti a cui ho assistito in Italia.

That’s all folks! (per ora)

 

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Risparmio energetico

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In quest’ultimo periodo sono stata viva “a intermittenza”. Sul lavoro, con gli amici, nelle relazioni sentimentali.
Un periodo lungo 4 anni, da quando qualcosa si è rotto dentro me e ha continuato a incrinarsi pericolosamente dopo ogni scossone che la vita mi ha assestato.

Cos’è successo? E’ che ora mi ritrovo in frantumi, come mi è accaduto spesso in passato, ma con una difficoltà  maggiore a rimettere insieme tutti i cocci, forse a causa dell’età  (la capacità  di recupero si rallenta con l’avanzare degli anni).

Cosa farò ora? Nulla.
Non mi piangerò addosso, come molta gente pensa che io faccia (spesso condividere eventi negativi è considerata lamentela da chi non ha voglia né pazienza di mettersi in ascolto).
Non parlerò con nessuno, non mi esporrò, non condividerò nulla. Rinuncerò a tante cose: al lavoro, ai viaggi, a quelle amicizie superficiali di cui posso decisamente fare a meno, ai progetti sterili, alle sanguisughe, agli opportunisti, e soprattutto a quella misera vita che tante di queste figure che ho appena elencato decidono di vivere e che vorrebbero anche per me.

Perché io non sono così, io non sono come loro.
 

 

E quindi me ne vado in risparmio energetico.
No, non mi metto in stand-by. Continuerò a vivere ma a regime ridotto, decidendo di impiegare le mie energie solo per le funzioni basilari, vitali.
Un periodo sabbatico, in cui al ritorno sarà  ancora più difficile per me trovare lavoro oppure che potrebbe darmi la forza di inventarmene uno nuovo. Chissà .
L’importante è risparmiare le energie.

In ogni caso, non cercatemi. Mi farò viva io.

 

 

[ Poster via Designer giapponesi contro lo spreco energetico | Tiragraffi ]

 

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Ne hanno fatta di strada… i sampietrini

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Chi mi conosce bene, sa delle mie passioni, dei miei progetti e delle mie antiche battaglie. Una di queste riguarda i sampietrini romani e tutta la storia e l’aura romantica che li circonda.

Grazie all’Associazione Selciaroli Romani e alla conferenza stampa di presentazione (che si terrà  domani, venerdì 24 febbraio a Roma), ho ripreso in mano Sampietrino.it, per un veloce restyling. Read more →

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Community Management & Content Curation

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Sono sincera (come sempre), sono ancora emozionata.
Il mio primo intervento, la mia prima classe. E finalmente la parola share, condivisione, ha preso possesso del suo pieno significato.

Ringrazio Digital Accademia per avermi permesso di partecipare al workshop “Social Brand & Community Management” in qualità  di speaker, a Stefano Mizzella di avermi segnalata, e a tutta la vivace classe che mi ha ascoltata e seguita con attenzione e pazienza.

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Censimenti e creativi invisibili

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Raccolgo, anzi rilancio l’interessante provocazione di Donald Draper, l’autore del famigerato blog Bad Avenue.

L’idea lanciata negli ultimi due post del suo blog è quella di realizzare un censimento dei creativi italiani presenti nelle principali 30 agenzie del paese, e un secondo censimento per farsi un”idea precisa di quella che è oggi la situazione degli stipendi degli stessi.

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No photos, please

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Spesso vengo ripresa sul fatto che non amo farmi fotografare.
Sulla rete ci sono poche mie foto, e anche il mio avatar “bastet” è essenzialmente un dettaglio della mia mano.

Le spiegazioni sono molte: dalla mia riservatezza, alla cura della mia immagine, dove vorrei che fosse posto in evidenza ciò che faccio (il mio lavoro, le mie opere, le mie attività ) e non che faccia ho. Read more →

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Fotografi e fotografia, cose da sapere

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Come molti sanno, una delle mie più grandi passioni è la fotografia. Grazie ad essa, 7 anni fa ho riscoperto la mia vena creativa e ho trovato il modo per esprimere ciò che ho dentro (di più artistico, intimo o contorto).
Dopo premi, lavori, mostre e riconoscimenti, mi sono staccata un momento da questa meravigliosa arte per inquadrarla nuovamente sotto la giusta “ottica”.
Lo so, quel momento sta durando da oltre 3 anni, ma la mia analisi da esterna ancora sta continuando a studiare e valutare questo strano ecosistema.

Oggi in rete ho trovato questo simpatico post che descrive i 10 tipi di fotografi da cui stare alla larga, e ho colto l’occasione per implementare, anzi riscrivere la lista in base alla mia esperienza.

Di seguito ciò che ho scoperto, metabolizzato e (forse) digerito.

Il Professionista (o presunto tale)

Inizialmente sono fuggita dal mondo delle mostre, dei fotografi professionisti, dei corsi e dei workshop inutili, a causa dell’arroganza di cui il mondo dei “professionisti” abbonda.
La troppa autostima nelle proprie capacità , la sindrome da “Marchese del Grillo” (“perché io so’ io, e voi non siete un c…!”), la lobby che crea fra suoi simili, dove per un comune mortale è impossibile avvicinarsi, sono tutti elementi che mi hanno fatto desistere dall’esser chiamata “fotografa” e mi hanno fatto prendere le distanze da chi ama definirsi tale.

Una bellissima descrizione è stata data da Ando Gilardi, grazie a una segnalazione della mia amica Valeria.

una istantanea senza testo non è niente, un testo senza istantanea dice sempre qualcosa se poi è illustrato da una sua istantanea fa un salto di qualità . Ci sono milioni di fotografi che appendono ai muri con tanto di nome ma senza una riga che dica il perchè dovrei guardarle: questi infelici campano perchè nasce fra loro una pietosa complicità : io faccio finta di capire i tuoi consumi fotografici però tu devi far finta lo stesso con i miei: ma è come fare la cacca insieme…

L’Artista (o presunto tale)

Agli inizi del 2000, durante gli esordi del digitale, ci fu una tendenza vintage che attraversò in maniera creativa tutto il decennio: la lomografia.
L’uso di vecchie macchine fotografiche, o di scatolette di plastica dagli effetti imprevedibili, la sperimentazione con gli sviluppi invertiti delle pellicole, la ricerca del giusto lightleak da far penetrare all’interno del fotogramma, la riscoperta delle Polaroid e l’arte di manipolarle, tutto ciò definì un periodo di fermento creativo non indifferente.
Cosa ci fu di sbagliato in questo periodo?

  • La nascita della convinzione che la macchina fotografica facesse tutto da sola (“don’t think just shoot”);
  • che ogni scatto fosse un capolavoro;
  • che “tanto ci sono i filtri di Photoshop (o un’App dell’iPhone) che fa la stessa cosa, quindi anche io sono un lomografo”;
  • che a distanza di 10 anni c’è ancora gente che è convinta che basti possedere una costosa LCA e farla scattare a caso per essere un artista.

L’Attrezzatura

Su questo c’è poco da dire: eBay-dipendente (prima ancora mercatino fotografico-dipendente), possiede un esercito di corpi macchina, obiettivi, anelli adattatore, battery pack, borse ergonomiche, kit pulisci sensore… ma sinceramente non ho mai visto neanche una foto, realizzata da loro, che fosse degna di questo nome.

Photoshop, or it didn’t happen

HDR, tiltshift, cutout, desaturazione… se non sai il significato di questi termini, sei salvo!
Ho visto fotografi bravi, foto interessanti, composizioni dinamiche… il tutto rovinato da un uso eccessivo dei programmi di post-produzione.
Continuo a chiedermi perché dopo che uno ha scattato una foto, deve assolutamente mettere la propria firma digitale alterandone colori e contrasti. Capisco un fotoritocco migliorativo, o un percorso artistico dove il protagonista del progetto non è più il soggetto della foto ma lo stile con il quale è stata trattata la foto stessa: ma usare l’HDR anche per enfatizzare il giardino di casa, o forzare un bianconero perché la foto a colori “non ci convinceva” mi dà  l’impressione di un’ansia da prestazione.
La mia foto ancora non è da WPP allora la bacchetta magica di Photoshop la renderà  perfetta.

Il fotografo amatoriale

Reduce dalla consulenza per lavori inerenti il mondo della fotografia, mi sono ritrovata a confrontarmi con il mondo dei fotografi amatoriali a fare nuove e più approfondite riflessioni su persone e comportamenti.
Il fotografo amatoriale, riassume in sé tutte le figure sopra descritte, ma parallelamente si divide in alcune sottospecie.

  • L’analfabeta  - sembra che la maggior parte dei fotografi amatoriali non sappia leggere: i regolamenti dei concorsi, i manuali d’uso, i forum con i consigli, la ghiera dell’obiettivo. Sanno solo chiedere, pretendere e contestare.
  • Il cieco aka “sono nato imparato” – molti sono convinti che nel momento in cui viene impugnata una fotocamera si è automaticamente in grado di fare belle foto: prima di tutto bisogna imparare a guardare, a scoprire la realtà  che ci circonda, a “vedere” la foto prima ancora di avvicinare l’occhio al mirino.
    Un consiglio per tutti: studiatevi le foto dei fotografi più bravi e famosi, trovate una foto che vi piace e cercate di capire il perché vi piace e come è stata eseguita e composta.
    Prima di imparare a scrivere (con la luce) dovete imparare a leggere.

Nella fotografia esistono, come in tutte le cose,
delle persone che sanno vedere
e altre che non sanno nemmeno guardare.
Nadar ~ Gaspard-Félix Tournachon (1820 ““ 1910)

  • L’entusiasta incompreso – creare qualcosa è sempre un’esperienza unica (lo sanno le donne da migliaia di anni, forza creatrice e genitrice dell’intera umanità ). Creare una foto è un po’ come partorire un figlio: bello, completo, specchio delle nostre passioni, della nostra natura, ma animato di vita propria.
    Ecco, siamo onesti: a parte che “ogni scarrafone è bello a mamma sua”, non tutti i figli ci vengono come vorremmo. O per trovare una metafora comprensibile ai più: “non tutte le ciambelle riescono con il buco”.
    Non ingolfate la visuale dei vostri amici con quintali di ciambelle: preparate un vassoio solo con le ciambelle migliori, imparate a scartare quelle riuscite male, e se i vostri commensali non gradiscono la vostra opera, forse non è colpa della loro insensibilità … ma di una ciambella veramente impresentabile e immangiabile.
  • L’Italiano – cosa centra una connotazione geografica con la fotografia? Semplice, qui si parla di indole: l’Italiano medio è poco sportivo, non è meritocratico, è invidioso e deve sempre fare il “furbetto”.
    Se un fotografo è convinto del valore della sua foto, magari candidata al World Press Photo, perché non riesce accettare che ci siano foto altrui migliori (e magari prenderlo come stimolo per migliorare), e pensa solo a criticare, infamare ed erigersi a vittima sacrificale di un sistema che non lo comprende?
    Sono sincera, non lo so se in altri paesi l’indole è uguale, ma la poca sportività , il non riconoscere i propri limiti e il tentare tutte le strade pur di avere un minimo riconoscimento è una prassi che in questi ultimi mesi ho visto ripetersi costantemente in vari ambiti (fotografici e non).

Cosa ho imparato da tutto questo?

  1. che l’innovazione tecnologica non va di pari passo con l’aumento della sensibilità  e del senso critico;
  2. spesso la democrazia, o nello specifico il giudizio del pubblico, è quanto di più deleterio ci possa essere se si vuole puntare sulla qualità : “siamo troooppo italiani” (cit.);
  3. che probabilmente ho bisogno di prendere le distanze da tutto ciò ancora per qualche tempo.

Ho visto cose che voi umani non potete neanche fotografare…
Filtri di Photoshop in fiamme al largo dei livelli di regolazione.
E ho visto orizzonti inclinati e bimbominkia fotografarsi nel buio vicino alle porte del bagno.
E tutti quei momenti verranno pubblicati in rete, lasciandoci come lacrime nella pioggia. àˆ tempo di scattare.

Valentina Cinelli – monologo, 15 novembre 2011

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