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Archive for category: connetto

No photos, please

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Spesso vengo ripresa sul fatto che non amo farmi fotografare.
Sulla rete ci sono poche mie foto, e anche il mio avatar “bastet” è essenzialmente un dettaglio della mia mano.

Le spiegazioni sono molte: dalla mia riservatezza, alla cura della mia immagine, dove vorrei che fosse posto in evidenza ciò che faccio (il mio lavoro, le mie opere, le mie attività) e non che faccia ho.
E in parte già era stato spiegato qui.

In questi ultimi tempi spesso mi sono state richieste delle foto per compilare delle schede sui collaboratori di alcuni progetti. Ho preso coraggio, ho contattato un mio caro amico, nonché bravissimo fotografo Ernesto Ruscio e mi sono fatta fare il mio primo book fotografico.
Molto semplice in realtà: ancora ringrazio Ernesto per essere riuscito nell’ingrato compito di mettermi a mio agio davanti a un obiettivo ;)
 

Le foto hanno iniziato a circolare, ricevendo pure consensi (!!!) e scardinando la mia atavica ritrosia.
Ma proprio stamane mi sono ricordata del perché non amavo mostrare il mio volto. Non che io sia di una bellezza sconvolgente, ma ricevere messaggi di gente che vuole conoscerti solo perché ha visto il mio volto (senza sapere chi sono, cosa faccio, e perché sto su un determinato social network) mi ha riportata con i piedi per terra.

Per una donna è complicato muoversi sul lavoro, sui social network o nella vita, esulando dal suo aspetto estetico.
Se sei cozza non vieni calcolata, se sei “decente” per molti uomini sei solo una “preda”, non una persona con cui relazionarsi

Non voglio cadere in retoriche femministe e sessiste, sono a conoscenza che non tutte le persone e non in tutti gli ambienti accade questo: ma la concomitanza con il cambio di foto del profilo su Facebook e la ricezione di messaggi a odor di provola* è stata lampante.

Per cui… ritorno al mio vecchio avatar.
(p.s. #sticazziallowed)

* vedi voce Provolone su Nonciclopedia, l’enciclopedia liberalizzata (ma solo in Olanda)

L’informazione condivisa e la rivoluzione: quanta strada c’è ancora da fare?

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Ieri ho assistito alla nuova trasmissione di Santoro, Servizio Pubblico.
Come per le precedenti trasmissioni Raiperunanotte e Tuttinpiedi, è stato scelto l’ormai collaudato sistema di diffusione della trasmissione attraverso lo streaming web e il digitale terrestre, insieme a un network di emittenti locali.

Mentre assistevo alla trasmissione, ripensavo a Jeremy Rifkin, incontrato al Teatro Valle il 27 ottobre scorso, in un seminario dove è stata la possibilità a noi blogger di porgli alcune domande nel backstage.

Durante l’incontro l’economista americano ha cercato di spiegare al giovane pubblico di indignati i motivi della crisi della seconda rivoluzione industriale, di come l’1% sia riuscito a monopolizzare il futuro al 99% e come si debba fare per riprenderselo.
Una nuova “rivoluzione” avviene quando si presenta un nuovo modello energetico insieme a un nuovo modello di comunicazione.
E la parte su cui riflettevo maggiormente, ieri sera, è stata proprio il parallelo che Rifkin ha fatto fra la distribuzione di energia e la distribuzione dell’informazione.

Dalla “prima” rivoluzione industriale dei primi del 900, sia la produzione (e distribuzione) di energia sia il modello di comunicazione hanno seguito una logica di centralizzazione, impedendo scambi e interazione.
Il nuovo corso (auspicato) dovrebbe comprendere un modello energetico distribuito e collaborativo, dove tutti posso produrre energia (tramite pannelli fotovoltaici o atri sistemi ecocompatibili) e ridistribuirla a chi è più vicino, abbattendo costi di trasferimento, e ridistribuendo il potere a livello mondiale (non più all’1% di cui sopra).

Anche con la comunicazione il modello è lo stesso: internet ne è la chiave, dove l’informazione viene prodotta da ognuno di noi tramite blog, e dove la conversazione permette di far circolare le informazioni che altrimenti proverrebbero solo dal mainstream. Chat, forum, blog, webzine, tutto ciò permette un uso democratico e distribuito della conoscenza, dove ognuno mette l’apporto che può, di cui è capace, e il solo fatto di leggere e mettere “in share” è un tassello per la distribuzione.

Ieri sera è avvenuto questo. Ridistribuzione di informazione, altrimenti tagliata fuori dai canali mainstream, che ha coinvolto piccole e grandi realtà, ognuno come poteva, noi utenti/spettatori tramite Twitter e Facebook (da dove sono stati lanciati tre sondaggi che hanno avuto una grande partecipazione).

Tutto ciò è bello, esaltante, quasi utopico. L’unica cosa che mi chiedo, una volta rodato questo meccanismo di ridistribuzione del potere e della comunicazione: qual è il contenuto?

Dietro le quinte (non metaforiche) del Teatro Valle, alla domanda diretta di come fare per smuovere le cose, Rifkin ha candidamente risposto di non saperlo e che spetta alle nuove generazioni trovare il modo di farlo.
Idem per Servizio Pubblico, cosa è stato detto ieri? Niente di più di ciò che si sapeva: i privilegi della casta e i problemi dei precari. Di soluzioni non se n’è parlato (forse solo nei sondaggi di Facebook, dando voce a un target definito di popolazione italiana alfabetizzata informaticamente).

«Caro Biagi, caro Montanelli. Non se ne può più di resistere, resistere, resistere. Bisogna fare la rivoluzione. Questa è la nostra piccola rivoluzione».
Michele Santoro

A cosa serve la ridistribuzione dell’informazione? Solo ad alimentare una presa di coscienza, a livello mondiale ecolo(no)mico e a livello locale socio-politico.

  • Quindi possiamo parlare della rivoluzione proposta sia da Santoro che da Rifkin?
  • Non credo proprio.
  • Può essere un buon inizio?
  • Forse (anzi, speriamo).

disclaimer

Date le ultime polemiche mi sento in obbligo di mettere alcuni puntini sulle “i”:

  • questo è un blog personale;
  • tutto ciò che vi viene scritto sono solo opinioni e riflessioni personali;
  • non detengo la verità assoluta;
  • commetto errori di grammatica;
  • se passi di qui solo per offendere, e non per una critica costruttiva, non sei il benvenuto.

 

Delirio e paura fra i thread

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Ogni tanto, in rete, si trovano dei test per capire qual è il social network che più si addice alla tua personalità, oppure che profilo psicologico possiedi in base a quali social network utilizzi maggiormente.
Per lavoro mi ritrovo a iscrivermi in tempi record a qualsiasi nuovo servizio web compaia fra le maglie della rete, e per molti sono quasi ossessionata dal loro funzionamento.
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A pranzo con Bastet

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Da oggi, 19 ottobre è disponibile anche in Italia LetsLunch.com, un social network tramite il quale si organizzano pranzi di lavoro, di massimo 45 minuti, tra professionisti situati nella tua città o durante le tappe di un viaggio di lavoro. Read more →

Noi del Mac

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Quello che molti non sanno, e che non possono capire, è il senso di smarrimento che oggi provano milioni di graphic designer e affini.
Non siamo i fanatici, gli Apple Addicted dell’ultima ora, quelli che hanno scoperto i case colorati, le forme tonde e poi via via più essenziali, il giocattolino musicale dell’iPod e l’evoluzione epocale del giocattolone iPhone solo negli ultimi anni. Read more →

Web Content Editor 2011 – PWI2011

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Nell’ambito del Premio Web Italia 2011, nona edizione, sono stati istituiti Premi speciali fuori concorso dedicati a valorizzare le professionalità italiane che si sono distinte nel contesto di undici profili professionali stabiliti nel gruppo di lavoro IWA Italy Web Skills Profiles.

Il Premio Web Skills Profiles Special Awards alla professione di Web Content Editor per l’anno 2011 è stato assegnato a Valentina Cinelli per Tiragraffi.it. Read more →

La Notte della Rete: partecipazione e riflessioni a margine

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Ieri c’è stata La Notte della Rete (per la verità è stato più un pomeriggio), organizzata a 24 ore dall’approvazione della Delibera dell’Agcom.
E’ stata una bella esperienza, anche se l’ho vissuta da casa davanti al mio monitor, e ho voluto dare il mio piccolo contributo non solo firmando la petizione ma anche ospitando la diretta su Tiragraffi.

Sul palco si sono alternati politici, giornalisti, blogger, e tanta altra gente, tutti a dire la loro su ciò che potrebbe accadere se la delibera passasse, e con un’unica corale richiesta: aggiornare le leggi in merito al diritto d’autore, e non entrare a gamba tesa come uno sceriffo incattivito, sovvertendo l’ordine dello Stato.

Tutto bello, quindi, tutto rose&fiori / peace&love. Assolutamente no.
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I miei 15kb di notorietà…

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@Dania
Mamma, mamma, sono sull’Unità col mio tacco&martello! (Grazie a Valentina Cinelli per il logo!) http://twitpic.com/59yosn

:)

who & where

Intervista su Zooppa Italia

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Piccola fiera delle vanità.

Venerdì 8 aprile è stata pubblicata sul blog di Zooppa, la celebre piattaforma di creatività in crowdsourcing, una mia intervista in merito a uno dei miei progetti, Tiragraffi.

Orgogliosa e imbarazzata come non mai.
Orgogliosa che un altro dei miei progetti inizi a camminare con le proprie gambe; imbarazzata perche, come sempre, non amo comparire in prima persona…
Ma tant’è…

// vai al’articolo Tiragraffi.it, un magazine graffiante

@bastet on twitter

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Finalmente, dopo 1133 giorni su Twitter (mi sono iscritta l’8 novembre 2007, tre anni fa… 1135gg a oggi) sono riuscita a ottenere il mio vero nick: @bastet.

Erano anni che ci provano, ma l’account era stato preso da un utente che aveva tweetato solo due volte. Disperata avevo optato per @bastettwit per poi passare a @bastetinthesky (solo perché Twitter non mi ha permesso @bastetintheskywithdiamonds ;) )… ma era un nick troppo lungo e si rubava preziosi caratteri durante i retweet o i mentions.

Con l’avvento del nuovo Twitter, tutti gli account non attivi sono stati sospesi, e grazie ai suggerimenti di Catepol (che riassume in questo suo post), sono riuscita a farmelo assegnare :)

Un altro piccolo passo per l’organizzazione della mia brand reputation.

[ questo post rientra nella categoria #sticazziallowed ]