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Author Archive for: bastet

Gli Stones in casa

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E cmq ieri il concerto dei Rolling Stones si sentiva benissimo da casa mia!
E si vedeva pure…
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Il dolore social(e)

Categories: connetto, ricordoTags: , , Author:

Il 23 maggio 1992 ero sola in casa. I miei genitori erano andati al mare, faceva caldo e Roma si era svuotata per il weekend.
Stavo preparando un esame di design e avevo la tv che mi faceva compagnia.
Ricordo di esser stata 48 ore di fila con la tv accesa ad ascoltare tutti i tg e la faccia sui disegni sul tavolo, come in trance, con nessuno con cui poterne parlare fino al lunedì successivo…

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Rughe

Categories: sento, sono donnaTags: , , , , , , Author:

Alla vigilia dei 43, mi ritrovo a guardarmi allo specchio e a inseguire con lo sguardo nuovi e profondi solchi sul mio viso.

La mia pelle, dopo le sollecitazioni fisiche ed emotive di questi ultimi anni, mi sta lanciando segnali importanti, e quelle che solitamente vengono definite rughe d’espressione intorno ai miei occhi, si sono trasformate in rughe di emozione, di vita.

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H. R. Giger 1940 – 2014

Categories: ricordo, segnaloTags: Author:

Non sono brava a scrivere i coccodrilli.
Ma ieri è venuto a mancare Hans Ruedi Giger, quello che  ho sempre considerato uno degli ultimi veri artisti contemporanei.

Respect.

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Solo, Ben Harper

Categories: ascolto, sentoTags: , , , Author:

Per anni mi sono privata della gioia di andare ai concerti.
Perché avevo gusti musicali (per l’epoca) troppo particolari; non amavo andarci da sola; o probabilmente non avevo gli amici giusti.

È la seconda volta che, con un colpo di testa, acquisto il biglietto all’ultimo momento, vado da sola a un concerto da troppo tempo desiderato e… invece di vivere un’esperienza in solitaria, lì vi incontro il mondo.

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Desigual, le donne e la maternità, my two cents #noidecidiamo

Categories: polemizzo, sono donnaTags: , , Author:

Questo post è stato scritto per Tiragraffi, ma dato che il suo contenuto non rispecchiava l’opinione di tutta la Redazione, per rispetto ho deciso di completarlo e pubblicarlo sul mio blog personale.

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Ormai è diventata una costante matematica: ogni volta che si toccano le tre variabili della donna (estetica, sessualità, maternità) si scatena un putiferio. E  l’ultimo spot di Desigual dedicato alla Festa della Mamma non ha fatto eccezione.

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Che “suono” ha il tuo nome?

Categories: cazzeggioTags: Author:

Giochiamo un po’ con questo progetto “sonoro” a cura dei Lullatone e Jono Brande
Digitate il vostro nome lentamente, o provate a comporre un vostro motivetto…

patatap.com

Premete anche la barra spaziatrice ;)

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Noam Chomsky: Le 10 strategie della manipolazione mediatica

Categories: apprendoTags: Author:

1 – strategia della distrazione

L’elemento primordiale del controllo sociale è la strategia della distrazione che consiste nel deviare l’attenzione del pubblico dai problemi importanti e dai cambiamenti decisi dalle élites politiche ed economiche, attraverso la tecnica del diluvio o inondazioni di continue distrazioni e di informazioni insignificanti. La strategia della distrazione è anche indispensabile per impedire al pubblico di interessarsi alle conoscenze essenziali, nell’area della scienza, l’economia, la psicologia, la neurobiologia e la cibernetica. “Mantenere l’Attenzione del pubblico deviata dai veri problemi sociali, imprigionata da temi senza vera importanza. Mantenere il pubblico occupato, occupato, occupato, senza nessun tempo per pensare, di ritorno alla fattoria come gli altri animali (citato nel testo “Armi silenziose per guerre tranquille”).

2 – Creare problemi e poi offrire le soluzioni

Questo metodo è anche chiamato “problema- reazione- soluzione”. Si crea un problema, una “situazione” prevista per causare una certa reazione da parte del pubblico, con lo scopo che sia questo il mandante delle misure che si desiderano far accettare. Ad esempio: lasciare che si dilaghi o si intensifichi la violenza urbana, o organizzare attentati sanguinosi, con lo scopo che il pubblico sia chi richiede le leggi sulla sicurezza e le politiche a discapito della libertà. O anche: creare una crisi economica per far accettare come un male necessario la retrocessione dei diritti sociali e lo smantellamento dei servizi pubblici.

3 – La strategia della gradualità

Per far accettare una misura inaccettabile, basta applicarla gradualmente, a contagocce, per anni consecutivi. E’ in questo modo che condizioni socio-economiche radicalmente nuove (neoliberismo) furono imposte durante i decenni degli anni 80 e 90: Stato minimo, privatizzazioni, precarietà, flessibilità, disoccupazione in massa, salari che non garantivano più redditi dignitosi, tanti cambiamenti che avrebbero provocato una rivoluzione se fossero stati applicati in una sola volta.

4 – La strategia del differire

Un altro modo per far accettare una decisione impopolare è quella di presentarla come “dolorosa e necessaria”, ottenendo l’accettazione pubblica, nel momento, per un’applicazione futura. E’ più facile accettare un sacrificio futuro che un sacrificio immediato. Prima, perché lo sforzo non è quello impiegato immediatamente. Secondo, perché il pubblico, la massa, ha sempre la tendenza a sperare ingenuamente che “tutto andrà meglio domani” e che il sacrificio richiesto potrebbe essere evitato. Questo dà più tempo al pubblico per abituarsi all’idea del cambiamento e per accettarlo rassegnato quando arriverà il momento.

5 – Rivolgersi al pubblico come ai bambini

La maggior parte della pubblicità diretta al gran pubblico, usa discorsi, argomenti, personaggi e una intonazione particolarmente infantile, molte volte vicino alla debolezza, come se lo spettatore fosse una creatura di pochi anni o un deficiente mentale. Quanto più si cerca di ingannare lo spettatore, più si tende ad usare un tono infantile. Perché? “Se qualcuno si rivolge ad una persona come se avesse 12 anni o meno, allora, in base alla suggestionabilità, lei tenderà, con certa probabilità, ad una risposta o reazione anche sprovvista di senso critico come quella di una persona di 12 anni o meno (vedere “Armi silenziosi per guerre tranquille”).

6 – Usare l’aspetto emotivo molto più della riflessione

Sfruttate l’emozione è una tecnica classica per provocare un corto circuito su un’analisi razionale e, infine, il senso critico dell’individuo. Inoltre, l’uso del registro emotivo permette di aprire la porta d’accesso all’inconscio per impiantare o iniettare idee, desideri, paure e timori, compulsioni, o indurre determinati comportamenti….

7 – Mantenere il pubblico nell’ignoranza e nella mediocrità

Far si che il pubblico sia incapace di comprendere le tecnologie ed i metodi usati per il suo controllo e la sua schiavitù. “La qualità dell’educazione data alle classi sociali inferiori deve essere la più povera e mediocre possibile, in modo che la distanza dell’ignoranza che pianifica tra le classi inferiori e le classi superiori sia, e rimanga, impossibile da colmare dalle classi inferiori”.

8 – Stimolare il pubblico ad essere compiacente con la mediocrità

Spingere il pubblico a ritenere che è di moda essere stupidi, volgari e ignoranti…

9 – Rafforzare l’auto-colpevolezza

Far credere all’individuo che è soltanto lui il colpevole della sua disgrazia, per causa della sua insufficiente intelligenza, delle sue capacità o dei suoi sforzi. Così, invece di ribellarsi contro il sistema economico, l’individuo si auto svaluta e s’incolpa, cosa che crea a sua volta uno stato depressivo, uno dei cui effetti è l’inibizione della sua azione. E senza azione non c’è rivoluzione!

10 – Conoscere gli individui meglio di quanto loro stessi si conoscano

Negli ultimi 50 anni, i rapidi progressi della scienza hanno generato un divario crescente tra le conoscenze del pubblico e quelle possedute e utilizzate dalle élites dominanti. Grazie alla biologia, la neurobiologia, e la psicologia applicata, il “sistema” ha goduto di una conoscenza avanzata dell’essere umano, sia nella sua forma fisica che psichica. Il sistema è riuscito a conoscere meglio l’individuo comune di quanto egli stesso si conosca. Questo significa che, nella maggior parte dei casi, il sistema esercita un controllo maggiore ed un gran potere sugli individui, maggiore di quello che lo stesso individuo esercita su sé stesso.

 

[ via ]

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Perché agli Italiani non piace La Grande Bellezza

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Ancora calda dalla vincita agli Oscar 2014 come miglior film straniero, vedo già levarsi critiche e anatemi contro Paolo Sorrentino e al sua rappresentazione cinematografica di Roma e dell’Italia, come appena dopo la sua uscita nelle sale.

Io sono una di quelle persone che ha amato da subito La Grande Bellezza.
Mi spiace molto per i detrattori del film: ma è tutto come esattamente doveva essere. Nel film e intorno al film.
Secondo me, ieri sera,  ci stavano tutti i ringraziamenti alle fonti d’ispirazione altisonanti e quasi blasfemi, pop e fuori luogo; ci stava bene l’inglese maccheronico di Sorrentino; ci stava bene il Servillo ridanciano alle sue spalle…
Perché noi Italiani siamo così, veramente così, e non è colpa del film, non è solo come ci vedono all’estero attraverso la visione di questo regista.Noi siamo eredi supponenti di una grande bellezza, ormai quasi immeritata, tanto naïf, kitsch e cafoni da risultare come tante piccole macchiette, esattamente come i personaggi grotteschi – ma decisamente reali – che attraversano i 142 minuti del film.

Agli Italiani non piace perché è come guardarsi allo specchio, non nel chiuso delle proprie abitazioni, a ridere dei difetti propri e altrui davanti allo schermo azzurro, ma platealmente davanti al mondo. Nudi.
E nessuna grande bellezza potrà salvarci dall’essere quello che siamo.
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Bastet, Arcaica e le piante grasse…

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Cosa c’entrano le piante grasse con Valentina, si chiederà chi mi conosce meglio.
Beh, si: il mio pollice all’arsenico (diretto antagonista del pollice verde) si è un po’ addolcito e il mio giardino pensile inizia a darmi soddisfazioni.

Ma non è tutto. Posseduta dal sacro fuoco della clorofilla, ho dato una mano a organizzare un evento: Arcaica – Storie Primitive di Piante Grasse, una mostra che riunisce antichi cactus e una collezione di Gond Tribal Art negli spazi di Zadig, concept store dedicato al viaggio e alle storie di altre culture.

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