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“Mi’ padre me diceva” di Aldo Fabrizi

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Mi’ padre me diceva

Mi’ padre me diceva: fa’ attenzione
a chi chiacchiera troppo; a chi promette
a chi dopo èsse entrato, fa: “permette?”;
a chi aribbarta spesso l’opinione
e a quello, co’ la testa da cojone,
che nu’ la cambia mai; a chi scommette;
a chi le mano nu’ le strigne strette;
a quello che pìa ar volo ogni occasione
pe’ di’ de sì e offrisse come amico;
a chi te dice sempre “so’ d’accordo”;
a chi s’atteggia come er più ber fico;
a chi parla e se move sottotraccia;
ma soprattutto a quello – er più balordo -
che, quanno parla, nun te guarda in faccia.

Aldo Fabrizi

x2012

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Anche quest’anno è arrivato il Natale.
Chi mi conosce già sa come la penso in merito alle festività.
Anche se quest’anno è ancora peggio.

Nessuna penna, nessun biglietto, nessun francobollo, mail o sms. Quest’anno ho ancora meno voglia di scrivere auguri finti e retorici che non sento miei. E sinceramente non sono neanche dell’umore.
Quindi, non me ne vogliate, non ne farò.

L’augurio che ogni giorno sia migliore del precedente, di essere più buoni, o semplicemente comunicare quanto affetto provo per ognuno, lo faccio ogni giorno. Chi mi sta vicino lo sa. E non ha bisogno di sentirselo dire anche oggi.

Per chi ha deciso di starmi lontano auguro cmq ogni bene. E soprattutto di mantenere la distanza che ha deciso di tenere con me.

Per tutti gli altri nulla, solo che sta tornando la donna invisibile.
In caso, cercatemi su Google (e guardatevi il doodle di oggi).

Berlusconi, il conflitto di interessi e i soliti idioti – di Lorella Zanardo

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Mi permetto di pubblicare questo articolo di dal Il Fatto Quotidiano, apparso ieri.
L’autrice esprime con molta chiarezza il mio pensiero di questi ultimi anni, meglio di come sia riuscita a farlo io.
E mi rincuora il fatto che non sia l’unica a pensarla così.

 

La stampa ci informa che Berlusconi ha deciso di tornare in campo utilizzando come ufficio stampal’intera Mediaset e probabilmente parte della Raicome reagirà la sinistra a questa notizia?

Terminata la festa delle primarie durante le quali al tema monopolio dei media e legge sul conflitto di interessi era stato dedicato pochissimo spazio, come si pensa di affrontare questo problema che potrebbe condurci in un baratro?

Gli ultimi dati Istat ci ricordano che l’apparecchio tv è presente nel 98% delle case e che gli italiani sono alto consumanti di tv generalista. Degli italiani sappiamo anche che leggono pochissimo quotidiani e libri, che molti tra loro soffrono di un preoccupante analfabetismo di ritorno per il quale la Comunità Europea ci ha più volte redarguito chiedendoci di correre ai ripari – l’educazione permanente che accompagna durante la vita è una realtà in molti Paesi – che la percentuale delle persone che frequentano l’università è inferiore rispetto agli altri Paesi europei, ma che in compenso il tasso di abbandono scolastico è più alto che in altri Paesi.

Serve altro per comprendere che occuparsi di televisione e di media è urgente ed è fare seriamente politica?

Bersani durante la sfida tv contro Renzi ha fatto riferimento all’errore commesso in passato: non avere fatto la Legge sul conflitto di interessi che avrebbe potuto porre un freno al potere mediatico di Sivio Berlusconi.

Da quell’infausto giorno però sono passati anni e ciò che preoccupa è l’incapacità da parte della sinistra di valutare i rischi gravissimi dell’attuale quasi monopolio televisivo.

Ogni volta che il comportamento di Silvio Berlusconi viene duramente criticato da un quotidiano, si tratti di Repubblica o dell’Unità o del Corriere, il numero di persone raggiunte è infinitamente inferiore se confrontato con lo share di una qualsiasi puntata di Strisca la Notizia o di un altro programma Mediaset. Berlusconi arriva là dove la sinistra non arriva e controbattere a quanto viene comunicato durante un programma tv, attraverso un articolo di fondo da un quotidiano significa sapere ben poco del pubblico a cui ci si rivolge: il pubblico che legge i quotidiani è solo in minima parte quello che guarda i programmi popolari Mediaset.

Nel mio ultimo libro “Senza Chiedere il Permesso” analizzo la comunicazione adottata dalla sinistra colta ed evidenzio come arrivi ad una percentuale minima di possibili elettori, che sono quelli che forse hanno votato alle primarie, 4 milioni, che hanno guardato con interesse al dibattito del 5 candidati su Sky, meno di 2 milioni. Insomma meno del 10% della popolazione che però è quella che ci governa, dirige i quotidiani, dibatte e crede di rappresentare l’Italia.

Che invece è rappresentata dai restanti 50 e più milioni a cui la tv si rivolge e che i quotidiani non riescono a raggiungere.

E’ urgente mettersi in comunicazione con questa moltitudine, gli altri, i pochi altri sono già consapevoli.

Urge riprendersi la Rai e piazzare persone capaci nei posti chiave. Urge utilizzare i mezzi di comunicazione alternativi alla tv, il web ad esempio, per informare . Ma più di tutto servirebbe riprendere l’attivismo, andare in giro per il Paese, ripopolare le case del popolo, fare divulgazione nei centri commerciali, organizzare dibattiti per offrire una informazione alternativa a chi non ha mezzi culturali.

Serve andare nelle scuole prima che sia troppo tardi, portando ai ragazzi e alle ragazze gli strumenti per decodificare la tv.

Con preoccupazione ci chiediamo perché non ci si metta subito all’opera.

 

8 dicembre 2012 | Commenti  | Il Fatto Quotidiano

 

Non chiamatela innovazione…

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Mi viene detto che ieri, con il ballottaggio delle Primarie, si è persa l’occasione di innovare il Paese.

Da una parte sono d’accordo.
Chi mi conosce bene sa cosa penso di Bersani e del PD, e che non avrei votato il verace segretario in carica neanche sotto tortura.
Ma l’ho fatto.

Per paura.

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Codice etico per la comunicazione: dalla NPPA 9 valide regole

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Dall’ottimo articolo di Marco Pinna, riguardo riguardo il rapporto fra etica e fotografia, ho voluto estrapolare le nove regole del codice etico della National Press Photographers Association (NPPA), fondata nel 1947 e punto di riferimento per i fotogiornalisti americani e di tutto il mondo.

Queste regole, dove in primis va citato il buon senso (come ripeto ormai da tempo), a mio parere sono ottime per tutto il mondo della comunicazione: dai fotografi, ai giornalisti, agli art director, ai copywriter, fino alle nuove professioni 2.0.
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Vita da gatto

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Dopo aver assistito a rigurgiti acidi degli ultimi 20 anni, mi è preso uno sconforto incredibile.
Un blocco allo stomaco misto a nausea.
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La realtà (con la sindrome) bipolare

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Questo periodo di riflessione si sta rivelando fruttuoso: non per gli obiettivi raggiunti, ma per la lucidità con cui riesco a percepire tante sfumature, prima confuse o nascoste.

Ogni giorno mi ritrovo a mettere in discussione la mia esperienza lavorativa, il mio ruolo, la mia professione; guardando chi mi sta intorno, chi lavora nel mio stesso settore, e chi vedo dirigersi pedissequamente verso la propria meta, che ha più la forma di un precipizio che non di un premio produzione. Read more →

dovrei riprendere a scrivere…

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Dovrei riprendere a scrivere, me lo ripeto di continuo in questi giorni.
Scrivere qui, su un quaderno, un diario.
Scrivere con i disegni, i segni grafici; scrivere con la luce, riprendere in mano la mia vecchia e amata reflex per un racconto fotografico.

Dovrei riprendere, ma la ripresa è ancora lunga e dolorosa.
Tutto ciò che chiedevo era un po’ di tranquillità, di tregua, dai pensieri e dalle emozioni.
Ma non è così.
Ed è ancora lontana la normalità.

Se solo riuscissi nuovamente a raccontare, a condividere.

Comunicare è condividere.
E qualsiasi cosa condivisa raddoppia il piacere.
~ Italo Calvino

Contrasti, elettrosmog, troll e valeriana

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In questi ultimi mesi sono stata travolta dall’ennesimo fra i tanti spiacevoli episodi di quest’ultimo periodo – e uno dei pochi di cui posso parlare – che mi ha costretta a rialzare la testa dopo avermi sparato alle gambe.

Sono sempre stata la fautrice della comunicazione, della connessione h24, dell’accesso illimitato a internet per tutti e ovunque, e l’ironia della sorte ha voluto che si decidesse di installare un Ponte Radio Base per implementare la rete di nuove connettività proprio davanti casa.
A 50 metri dalla mia camera da letto.
Ad altezza delle mie finestre. Read more →

Compensazione

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Ci sono giorni in cui non reggo tutto il dolore del mondo.
Sono settimane, mesi che non sento parlare d’altro che di malattie, di malesseri, di battaglie in corso o tristemente perse, e di volti, occhi e sorrisi che non vedrò più.

E per compensare la mia assurda empatia a tutto questo dolore, mi viene voglia di fare un figlio.

Non sono normale.
No.

 

 
 
P.S. Tranquilli, poi passa…