L’esercizio della solitudine

Nei giorni scorsi ho avuto la fortuna di visitare la mostra dedicata a Fabrizio De André alla Rotonda di via Besana a Milano.

Questa sua citazione sulla vita mi ha colpita al centro del cuore.
Vorrei dedicarla, vorrei dedicarmela.

La vita, più che una corsa verso la morte, è una disperata fuga dalla nascita.
Quando veniamo al mondo affrontiamo una sofferenza e un disagio che ci portiamo avanti tutta la vita, quelli di un passaggio traumatico da una situazione conosciuta all’ignoto.
Questo è il primo grande disagio.

Il secondo, non meno traumatico, è quando ci rendiamo conto che dovremo morire.
L’uomo diventa grande diventa spirituale o altro, quando riesce a superare questi disagi senza ignorarli.

Ora, se a essi si aggiunge anche l’esercizio della solitudine, ecco che allora forse a differenza di altri che vivono protetti dal branco, alla fine della tua vita riesci a consegnare alla morte una “Goccia di Splendore”.

Se ti opponi, se ti rifiuti di attraversare e superare questi disagi, per sopravvivere ti organizzi affinché siano altri a occuparsene e deleghi. Questa rinuncia ti toglie dignità , ti toglie la vita.

Credo che l’uomo per salvarsi debba sperimentare l’angoscia della solitudine e dell’emarginazione.
La solitudine, come scelta o come costrizione, è un aiuto; ti obbliga a crescere.
Questa è la salvezza.

~ Fabrizio De Andrè

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