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Archive for month: September, 2009

'Cause I'm gonna make you feel lighter than the air above

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Lamb ~ God Bless

You’re gonna feel the wind at your heels you know
You’re gonna feel a sparkle in your step
Everything will touch you in a different way
Let it come, soon come, let it come
‘Cause I’m gonna make you feel lighter than the air above

Let me breath it into you
Let me breath it into you
Let me breath it into you Read more →

ci sono giorni… #1

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… in cui essere “social” è un optional per me.

I think

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[ via We?it | via Fioriurlanti ]

feng shui umano

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Ci sono delle case che ti accolgono calde, intime, familiari. Appena varchi la porta ti senti subito a tuo agio, come se un vecchio amico ti abbracciasse e ti scaldasse il cuore con il suo sorriso.

Case in cui la luce è calda, le piante crescono rigogliose, i gatti sottolineano gli angoli con più energia, e dove tu non vorresti mai andare via.

Gli orientali hanno chiamato feng shui questa antica arte di utilizzare forme, colori e posizione dei mobili all’interno della casa per stimolare energie positive.

Ma io credo che esista anche un feng shui umano, dove l’incontro e l’unione di determinate persone riescono a creare alchimie uniche e inaspettate. E quando accade, non puoi far altro che godere dell’energia che scaturisce da questi incontri, da questi colori, dalle anime, i pensieri, i gatti, le piante, la musica e il calore.

chissà com’è la mia casa oggi, dopo anni di solitudine, dopo che “in un’altra vita” c’era gente, feste, unione e condivisione, con la convivenza fra una coinquilina felina e una che si crede la dea dei gatti…

riflessioni senza senso…

danno

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Oggi una persona mi ha di nuovo parlato di te.
Mi ha raccontato dell’incidente e ha preso la tua vita come modello, senza sapere dell’amicizia che ci univa.

Ho pianto.

Piango ogni volta racconto qualcosa di me, e mi accorgo che in quei ricordi ci sei anche tu.
Piango ogni volta che passo davanti a quel maledetto incrocio.

Piangono le persone che mi vedono piangere.

Chissà se “qualcuno” si sarà reso conto che danno immenso ha fatto a tutti noi, portandoti via.

collagene riempitivo

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Maitena

Mi scusi, dottore, ma… dove si inietta il collagene per riempire il vuoto esistenziale?

[ via Simplemente ]

Femminicidio culturale

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Leggo, condivido e divulgo…

[illustrazione di Eric Drooker]

Ho letto le dichiarazioni della madre di Sanaa. Molte donne siciliane fino a pochi anni fa e forse ancora adesso sono state e sono proprio così.

E’ una faccenda certamente dolorosa e a tutte le vicende di questo tipo si dovrebbe dedicare tanto spazio. Sorprende invece che i media siano così "attenti" solo quando si tratta di figlie di altra cultura. Sorprende l’impegno di un sindaco che si dichiara subito pronto a cacciare la moglie dell’assassino, vittima tra le vittime, e a sottrarle le altre figlie. Non ci sembra sia mai avvenuta la stessa cosa quando la madre di uno stupratore italiano lo ha giustificato in ogni modo possibile. Non ci sembra di aver notato tanta "partecipazione" istituzionale quando si è trattato di delitti italiani. Eppure quasi ogni giorno una donna italiana muore per mano di un maschio italiano. Sono figlie, mogli, madri, sorelle, amiche, fidanzate, conoscenti. 

Diventa comodo però addebitare tutta la questione agli stranieri. Questa d’altronde è stata la linea portata avanti dalla carfagna & company durante il g8 sulla violenza alle donne. Il male risiederebbe tra i musulmani, quelli di cultura islamica, gli stranieri. I cattolici invece considererebbero le donne con tale rispetto che quando le ammazzano non lasciano vive neppure le presenze collaterali, le madri, le amiche, gli amanti, i figli.

Poi ci sono le madri degli assassini che hanno sempre una parola buona per il figlio – italiano – che viene descritto come depresso, malato, vittima di un rapporto sbagliato con una donna che quasi meritava quello che le è accaduto. Ci sono le mogli che hanno il gran problema di non riuscire a tirare avanti senza l’uomo che porta il pane a casa. Ed eccolo spiegato il perdono della mamma di Sanaa. Come il perdono di tante donne che ho conosciuto, quelle che se chiedevi perchè non se ne andavano via dicevano che non erano in grado di campare. Quelle che se la figlia le rimproverava perchè erano costrette a subire situazioni intollerabili loro rispondevano che l’alternativa era restare in mezzo alla strada.

La mamma di Sanaa ha perso una figlia ma ne ha altre due da crescere così si spiega il perchè quella donna concede un perdono al marito indicando la figlia come causa della sua cattiva reazione.

Me lo diceva sempre anche mia madre: se non fai questo o non fai quello, se non rispondi con quel tono, se non dici niente lui non reagisce così e noi staremmo tutte tranquille. Sei tu che sbagli. Tu sei responsabile della disarmonia di questa famiglia.

Succede nelle situazioni di prigionia. Le prigioniere provano a mantenere uno status quo e temono che qualunque imprevisto possa condizionarlo, frantumarlo. Avete presente quelle scene in cui una delle prigioniere reagisce e le altre se la prendono con lei perchè tutte subiranno le conseguenze di quella ribellione? Avviene più o meno così.

Poi c’è appunto la questione economica. Una donna straniera (ma anche italiana), con figlie da crescere, può rinunciare ad un uomo in casa? Lo Stato le offre qualche alternativa? Un reddito? Un lavoro? Qualcosa di più invece delle vuote parole? Ovviamente no. Lo stato non tutela nessuno, soprattutto le donne straniere anche se vittime di violenza. 

Le donne cambiano se ne hanno la possibilità. Di generazione in generazione la ribellione è una cosa che coinvolge tutte noi. Ciascuna di noi ha subito una punizione. Ciascuna di noi viene ricacciata nel proprio ruolo proprio quando proviamo ad essere libere di vivere le nostre esistenze in modo diverso.

Io sono italiana eppure ho pagato e ancora pago ogni singola scelta di libertà compiuta. Ho pagato e ancora pago e sono una sopravvissuta come tante.

Le forme di coercizione sono diverse di volta in volta, ma ditemi: quanti padri italiani conoscete che non abbiano punito la propria figlia per una scelta non condivisa? Quanti uomini lasciano libere le donne senza finire per ammazzarle? Dov’è dunque la differenza culturale tra gli italiani e quegli imprecisati altri?

Non c’è. Di fatto non c’è. A noi capita di essere uccise fisicamente o socialmente ogni giorno. Se non è un uomo a compiere l’omicidio ci pensa lo stato con leggi che limitano la nostra autonomia, la nostra libertà di scelta. Imbrigliate in regole che non ci permettono di decidere del nostro corpo, siamo costrette a tollerare regolamenti fascisti per il decoro e ci facciamo umiliare ogni giorno come corpi in svendita al miglior offerente.

Siamo quelle che per risolvere la precarietà dovrebbero sposare un uomo ricco – così disse il premier – e siamo anche quelle che devono fare più figli e che saranno "obbligate" a conciliare la vita fuori e dentro casa da una ministra che è contraria all’interruzione di gravidanza, all’uso di pillole del giorno dopo e di contraccettivi (siamo curiose di sapere come fa lei a non avere figli dato che immaginiamo abbia perso la verginità da un bel pezzo). Siamo quelle che devono pensare alla famiglia e che devono obbedire a dio, al padre, al presidente, e non necessariamente in questo ordine.

Perchè dunque sono tutti così scandalizzati del fatto che un uomo abbia ucciso sua figlia non condividendo la sua scelta sentimentale? Un tipico padre italiano un po’ più evoluto cosa avrebbe fatto esattamente? Un embargo economico? 

Ci crediamo davvero poco. Se gli uomini continuano a concepire le donne come proprietà continueranno a disporre delle nostre vite come se niente fosse.

Moriranno altre donne, come ne muoiono ogni giorno, tutte per mano di un maschio e la responsabilità sarà anche di chi oggi insiste nel definire un femminicidio dal punto di vista razziale. Il femminicidio culturale parte da lì.

[ via Femminismo a Sud ]

pensieri notturni

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Torno a casa lentamente: canticchio una canzone nella testa e lascio che le prime gocce di pioggia cadano sui miei capelli.
Mi vedo riflessa nei vetri delle macchine: l’ectoplasma di qualche settimana fa sta prendendo forma e consistenza. Il lavoro di ricostruzione procede bene, vedo.

Eppure mi rendo conto che i tarli nella mia testa non se ne sono andati, sono solo addormentati; e un’entità superiore, dotata di un umorismo veramente crudele, ogni tanto si diverte a risvegliarli.
Come stasera.

Ma chi l’avrebbe mai immaginato di incontrare gente che ti conosce, in situazioni in cui tu non c’entri niente? Sentirti nominare mi ha riportato a galla tutta una serie di emozioni che pensavo di esser riuscita a reprimere. E il tarlo ha ricominciato il suo lavoro distruttivo, dentro la mia testa e il mio cuore.

Eppure lo so che non sei l’uomo per me.
Lo so che fra noi non potrebbe mai funzionare.
Lo so perfettamente che tu non mi vuoi.
Allora perché non riesco a smettere di pensarti?

Vorrei riuscire a porre fine a questo sortilegio maledetto.
Stanotte.

Il musicista libertino

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I Protagonisti

Lei (la sottoscritta): non cerca storie, anzi se ne vuole stare tranquilla dopo le batoste avute.
Lui (il Musicista): 47 anni, abbastanza noto musicista jazz, molto pieno di sè.

Si incontrano durante una festa privata: lui suonava con il suo gruppo, lei era incaricata di fare foto durante l’evento. Appena presentati, lui rimane ipnotizzato a guardarla e fa di tutto per riuscire a darle il suo biglietto da visita con il numero di cellulare, sotto gli occhi divertiti di tutti.

Il giorno dopo la contatta su Facebook; entra immediatamente in chat; le chiede il numero di cellulare e per un’intera settimana la riempie di sms, arrivando a inviarne 37 in un solo giorno… troppo trasporto inizia a diventare inquietante…

Lei decide di frequentarlo (dopo aver lasciato tutti i recapiti di lui alle sue amiche… non si sa mai…), e scopre una persona arrogante, troppo sicura di sè, ma che ha una vera e propria infatuazione per lei, che lo trasforma in una persona insicura e malleabile a ogni incontro.

Messaggi e telefonate iniziano a diventare troppo insistenti e lei, all’inizio dell’estate, decide di allentare un po’ la frequentazione.
Lui, pur di riavvicinarla a sè, le offre un weekend a Parigi per ottobre, e le confida di aver trovato in lei l’unica donna che riesce a metterlo “in imbarazzo”, dopo tanti anni. Ma subito dopo sparisce dalla circolazione.

I primi di settembre si rifà vivo, rinnovando l’invito per Parigi e raccontandogli di problemi con traslochi vari. Ma risparisce immediatamente dopo, senza neanche riuscire a incontrarsi per discutere del viaggio, e poco dopo lei scopre che su Facebook non sono più “amici”…

Epilogo
Dopo una breve ricerca lei ha la conferma dell’esistenza di una compagna (ma già lo sospettava) e che la stessa ha dato alla luce un bel maschietto i primi di settembre.
Quindi non solo l’amico fritz si era creato una storia parallela durante la gravidanza della sua compagna, ma si sarebbe fatto un weekend “rosa”a Parigi, lasciando soli mamma con bimbo appena nato…

La morale? … che più conosco gli uomini più amo il mio gatto.

il complimento perfetto

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Il mio sogno è ricevere questo complimento da un uomo…
Il miglior complimento che si possa fare a una TypoGeek :D

[ via Helvetica Lover | via flickr | grazie a cirox ]