Onanismi – 26 ore di lievitazione mentale

Onanismi – 26 ore di lievitazione mentale
collettiva di grafica
dal 3 maggio al 31 maggio 2005

Estrobar Cucina Italiana – Roma
Via Pellegrino Matteucci, 20 (Piramide)
Tel. 06.57289141

Inaugurazione mostra – 3 maggio 2005 dalle 18,00 alle 21,00

Claudia Cimino, Ginevra Virgili, Miriam Tognella, Roberta Rizzi, Stefano Longo, Valentina Cinelli, Valentina Mondelli

Acqua, farina, lievito. Ingredienti minimali, semplici, quasi da pensiero debole. Poi arriva il fuoco, e tutto cambia: dal quasi niente all’assoluto della pizza. Certo, poi ognuno ci aggiunge del suo e si arriva agli stili come con l’arte. Classici da pomodoro/mozzarella/basilico, Impressionisti vegetariani, Astratti o forse solo Attratti dai quattro formaggi, Neo Razionalisti della bianca con rosmarino, Vetero e Post Avanguardisti al mango e caviale. E chi più ne ha più ne metta, perché la pizza è forse l¹unico alimento con vocazione al meretricio: tutto accetta, tutto metabolizza e tutti fa godere.

Sarà per questo che all’Estrobar hanno pensato di associare un’opera d’arte alla pizza, di rinominarla anche. E quando alle cose si dà un nome è come farle rinascere a nuova vita. Ma ce n’era bisogno? E perché poi?

A queste domande un gruppo di grafici e designer ha voluto rispondere pagando la stessa moneta, interpretando cioè con immagini le immagini che interpretavano una pizza. Ognuno di loro ne ha prese in carico alcune, a ciascuna ha applicato una lente mentale e, come in una nuova fornace, l’ha sottoposta insieme all’opera a cui è stata associata a una nuova cottura. Il risultato è una sequela di metalinguaggi strutturati in architetture stratificate, solo per arrivare al semplice e scarno giudizio del palato. Una questione di gusto, insomma, com’è giusto che sia.

Ma, di nuovo, perché?

Perché è un gioco, perché è divertente, perché è futile, perché è interessante. E poi perché un inveterato cultore di Onan risponderebbe serafico: e perché no?

2 Comments
  • bastet

    03.05.2005at14:05 Rispondi

    Acqua, farina, lievito. Ingredienti minimali, semplici, quasi da pensiero debole. Poi arriva il fuoco, e tutto cambia: dal quasi niente allà’assoluto della pizza. Certo, poi ognuno ci aggiunge del suo e si arriva agli stili come con là’arte. Classici da pomodoro/mozzarella/basilico, Impressionisti vegetariani, Astratti o forse solo Attratti dai quattro formaggi, Neo Razionalisti della bianca con rosmarino, Vetero e Post Avanguardisti al mango e caviale. E chi più ne ha più ne metta, perché la pizza è forse là¹unico alimento con vocazione al meretricio: tutto accetta, tutto metabolizza e tutti fa godere.

    Sarà  per questo che allà’Estrobar hanno pensato di associare unà’opera dà’arte alla pizza, di rinominarla anche. E quando alle cose si dà  un nome è come farle rinascere a nuova vita. Ma ce nà’era bisogno? E perché poi?

    A queste domande un gruppo di grafici e designer ha voluto rispondere pagando la stessa moneta, interpretando cioè con immagini le immagini che interpretavano una pizza. Ognuno di loro ne ha prese in carico alcune, a ciascuna ha applicato una lente mentale e, come in una nuova fornace, là’ha sottoposta insieme allà’opera a cui è stata associata a una nuova cottura. Il risultato è una sequela di metalinguaggi strutturati in architetture stratificate, solo per arrivare al semplice e scarno giudizio del palato. Una questione di gusto, insomma, comà’è giusto che sia.

    Ma, di nuovo, perché?

    Perché è un gioco, perché è divertente, perché è futile, perché è interessante. E poi perché un inveterato cultore di Onan risponderebbe serafico: e perché no?

  • bastet

    03.05.2005at14:32 Rispondi

    Segnalati su questi portali d’arte come inaugurazioni:
    http://www.exibart.com [dettagli]
    http://www.teknemedia.net [dettagli]
    http://www.undo.net [newsletter]
    press release [dettagli]
    http://www.e-zine.it [dettagli]

    Messaggero di oggi, nella sezione arte della cronaca di Roma sono uscite 25 righe..

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