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Archive for month: January, 2005
analogico

Coolpix 5200
In un mondo che corre sempre più verso il digitale, che senso può avere la regressione verso l’artigianalità dell’analogico, con la scoperta della fotografia e soprattutto della lomografia..
Scattare foto con una macchina fotografica con la pellicola da 35mm inserita, per poi scansionare il risultato, elaborarlo e ripulirlo in photoshop, e magari stamparlo da plotter non è un grande controsenso?
Camera oscura/scanner, acidi/plotter, gioco esposizione-diaframma/fotoritocco..
Quand’è che inizia uno e finisce l’altro, e soprattutto è giusto unire e mischiare le due tecniche?
Meglio essere puristi o al passo con i tempi?
Meglio essere grafici o fotografici?
C.O.M.A.

LC-A | kodak elitechrome 100asa | x-pro | doubles
Collections Of Modern Addictions
18 gennaio_18 febbraio 2005
Lost’n'found_via dei Sabelli 2_Roma
7 italian artists & 6 from all around the world.
13 artisti.
[S]conosciuti su una community fotografica, si incontrano.
Trovarsi.
Non più pixel su di un monitor, ma su di una superficie uguale per tutti, in luogo tangibile.
50×70 centimetri:
nessunaltro limite imposto in partenza.
Il resto è creatività.
Assoluta libertà di creare, ideare, disporre dello spazio a disposizione.
Ognuno a modo suo.
Dietro il suo obiettivo.
Il proprio modo di vedere le cose.
Presentarsi.
A loro stessi, prima che ad altri.
Collettiva senza filo conduttore, se non gli autori stessi, a condursi per mano.
Un trasloco delle loro pagine web.
Un trasloco di gruppo.
by your side

Coolpix 5200 | no flash
Ohh, when you’re cold
I’ll be there hold you tight to me
When you’re on the outside
Baby, and you can’t get in
I would show you
You’re so much better than you know
When you’re lost, you’re alone
Can’t get back again
I will find you darlin’ and I’ll bring you home
Sade
I miss you too much..
Ciao pap�..
Here comes the rain again
Here comes the rain again
Falling on my head like a memory
Falling on my head like a new emotion
I want to walk in the open wind
I want to talk like lovers do
I want to dive into your ocean
Is it raining with you
So baby talk to me
Like lovers do
Walk with me
Like lovers do
Talk to me
Like lovers do
Here comes the rain again
Raining in my head like a tragedy
Tearing me apart like a new emotion
Oooooh
I want to breathe in the open wind
I want to kiss like lovers do
I want to dive into your ocean
Is it raining with you
So baby talk to me
Like lovers do
Here comes the rain again
Falling on my head like a memory
Falling on my head like a new emotion
(Here it comes again, here it comes again)
I want to walk in the open wind
I want to talk like lovers do
I want dive into your ocean
Is it raining with you
Eurythmics
amo le donne..

Adoro le donne. Sono la cosa migliore che sia mai stata creata.
E se vogliono essere come gli uomini e abbassarsi al nostro livello, a me va bene.
Mel Gibson
donne in rinascita

di Jack Folla e Paoletta
[ascolta l'audio]
Più dei tramonti, più del volo di un uccello,
la cosa meravigliosa in assoluto
è una donna in rinascita.
Quando si rimette in piedi
dopo la catastrofe, dopo la caduta. Che uno dice: è finita.
No, non è mai finita per una donna.
Una donna si rialza sempre,
anche quando non ci crede, anche se non vuole.
Non parlo solo dei dolori immensi,
di quelle ferite da mina anti-uomo
che ti fa la morte o la malattia.
Parlo di te, che questo periodo non finisce più,
che ti stai giocando l’esistenza
in un lavoro difficile, che ogni mattina è un esame,
peggio che a scuola.
Te, implacabile arbitro di te stessa,
che da come il tuo capo ti guarderà
deciderai se sei all’altezza o se ti devi condannare.
Così ogni giorno,
e questo noviziato non finisce mai.
E sei tu che lo fai durare.
Oppure parlo di te,
che hai paura anche solo di dormirci, con un uomo;
che sei terrorizzata che una storia ti tolga
l’aria, che non flirti con nessuno perché
hai il terrore che qualcuno s’infiltri nella tua vita.
Peggio: se ci rimani presa in mezzo tu,
poi soffri come un cane.
Sei stanca: c’è sempre qualcuno con cui ti devi
giustificare, che ti vuole cambiare,
o che devi cambiare tu
per tenertelo stretto.
Così ti stai coltivando la solitudine dentro casa.
Eppure te la racconti, te lo dici anche quando
parli con le altre: “Io sto bene così. Sto bene così, sto meglio così”.
E il cielo si abbassa di un altro palmo.
Oppure con quel ragazzo ci sei andata a vivere,
ci hai abitato Natale e Pasqua.
In quell’uomo ci hai buttato dentro l’anima
ed è passato tanto tempo,
e ne hai buttata talmente tanta di anima,
che un giorno cominci a cercarti
dentro lo specchio perché non sai più chi sei diventata.
Comunque sia andata, ora sei qui
e so che c’è stato un momento che hai guardato giù
e avevi i piedi nel cemento.
Dovunque fossi, ci stavi stretta:
nella tua storia, nel tuo lavoro, nella tua solitudine.
Ed è stata crisi, e hai pianto.
Dio quanto piangete!
Avete una sorgente d’acqua nello stomaco.
Hai pianto mentre camminavi in una strada
affollata, alla fermata della metro, sul motorino.
Così, improvvisamente. Non potevi trattenerlo.
E quella notte che hai preso la macchina
e hai guidato per ore, perché l’aria buia
ti asciugasse le guance?
E poi hai scavato, hai parlato,
quanto parlate, ragazze! Lacrime e parole.
Per capire, per tirare fuori una radice lunga
sei metri che dia un senso al tuo dolore.
“Perché faccio così? Com’è che ripeto sempre
lo stesso schema? Sono forse pazza?”
Se lo sono chiesto tutte.
E allora vai giù con la ruspa
dentro alla tua storia, a due, a quattro mani,
e saltano fuori migliaia di tasselli.
Un puzzle inestricabile.
Ecco, è qui che inizia tutto. Non lo sapevi?
E’ da quel grande fegato
che ti ci vuole per guardarti così, scomposta
in mille coriandoli, che ricomincerai.
Perché una donna ricomincia comunque,
ha dentro un istinto che la trascinerà sempre avanti.
Ti servirà una strategia, dovrai inventarti
una nuova forma per la tua nuova te.
Perché ti è toccato di conoscerti di nuovo,
di presentarti a te stessa.
Non puoi più essere quella di prima.
Prima della ruspa.
Non ti entusiasma? Ti avvincerà lentamente.
Innamorarsi di nuovo di se stessi,
o farlo per la prima volta, è come un diesel.
Parte piano, bisogna insistere.
Ma quando va, va in corsa.
E’ un’avventura, ricostruire se stesse. La più grande.
Non importa da dove cominci, se dalla casa,
dal colore delle tende
o dal taglio di capelli.
Vi ho sempre adorato, donne in rinascita,
per questo meraviglioso modo di gridare
al mondo “sono nuova” con una gonna a fiori
o con un fresco ricciolo biondo.
Perché tutti devono capire e vedere:
“Attenti: il cantiere è aperto,
stiamo lavorando anche per voi.
Ma soprattutto per noi stesse”.
Più delle albe, più del sole,
una donna in rinascita è la più grande meraviglia.
Per chi la incontra e per se stessa.
È la primavera a novembre.
Quando meno te l’aspetti…
Muto il mondo
Muto il mondo. Muto l’uomo. L’onda che ha cambiato per sempre i connotati alla fisica della terra e alle nostre coscienze, ci ha lasciati così. Senza parole. Perché l’apocalisse semina e miete silenzio. Fuori e dentro di noi. Un silenzio che brucia e taglia come ghiaccio e, come un macigno, schiaccia e soffoca anime e cuori. E se, di fronte ad un dolore troppo forte, l’uomo sviene, di fronte a queste cose rimane senza parole.
Sia perché alla ricerca del senso delle cose nella riflessione o nella preghiera; sia perché non esistono parole in grado di “contenere”, “spiegare”, “risolvere” tutto questo. Ci sono scale capaci di misurare la potenza distruttrice degli elementi, ma non ce ne sono per misurare l’intensità del dolore per un passato che non passerà più, un presente in cui tutto rischia di farsi nuova tragedia e un futuro che in troppi non vedranno mai, che milioni e milioni lottano nella speranza di vederlo arrivare e che per tutti noi non sarà mai più ciò a cui pensavamo quando pensavamo alla parola “futuro”.
Per tutti noi, perché quello che è successo non è successo “là”. E’ successo “qui”. Non esiste un’altra terra. La terra è tutta qui. Un unico corpo ferito, ora in ginocchio. E non è possibile pensare che un infarto di questa gravità non avrà conseguenze sulle braccia, le gambe o la testa, solo perché queste ci sembrano lontane dal cuore. Non esiste un’altra terra, né esiste un altro tempo. Tutto il tempo che abbiamo è qui, oggi. E se gli tsunami non dipendono dall’uomo, il tempo sì. Almeno lui, dipende da noi. Per questo non c’è un “futuro migliore”, ma uomini che possono rendere migliore il futuro. E, mai come oggi, siamo chiamati ad appartenere a questa umanità, con tutte le energie che possediamo. Senza parole, infatti, non significa senza pensieri. Al contrario, significa pensieri troppo grandi per le parole di cui disponiamo.
Strano ma vero, ma l’ha scritto Claudio Baglioni…
lasciarsi andare..

Holga | ilford HP5 plus 400
“La corrente del fiume scorreva silenziosamente su tutte le creature, giovani e vecchie, ricche e povere, buone e malvagie, in quanto la corrente seguiva il suo corso, conscia soltanto della propria essenza di cristallo.
Ogni creatura si avvinghiava strettamente, come poteva, alle radici e ai sassi del letto del fiume, poichè avvinghiarsi era il modo di vivere e opporre resistenza alla corrente era ciò che ognuna di esse aveva mparato sin dalla nascita.
Ma finalmente una delle creature disse:
Sono stanca di avvinghiarmi.
Poichè, anche se non posso vederlo con i miei occhi, sono certa che la corrente sappia dove sta andando, lascerò la presa e consentirò che mi conduca dove vorrà.
Continuando ad avvinghiarmi, morirò di noia.
Le altre creature risero e dissero: Sciocca!
Lasciati andare e la corrente che tu adori ti scaraventerà rotolandoti fracassata contro le rocce e tu morirai più rapidamente che per la noia.
Quella però non dette loro ascolto e, tratto un respiro, si lasciò andare
e subito venne fatta rotolare dalla corrente e frantumata contro le rocce.
Ciò nonostante, dopo qualche tempo, poichè la creatura si rifiutava di tornare ad avvinghiarsi, la corrente la sollevò dal fondo liberandola, ed essa non fu più nè contusa nè indolenzita.
E le creature più a valle nel fiume, per le quali era un’estranea, gridarono:
Guardate, un miracolo!
Una creatura come noi eppure vola!
Guardate il Messia, venuto a salvarci tutte!.
E la creatura trascinata dalla corrente disse:
Io non sono un Messia più di voi.
Il fiume si compiace di sollevarci e liberarci, se solo osiamo lasciarci andare.
La nostra missione vera è questo viaggio, questa avventura..”
Introduzione del libro Illusioni di Richard Bach








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